Il governo va sotto per tre volte ma alla fine l’Unione salva Prodi

In aula l’esecutivo traballa su ticket e nucleare. Confermati i timori del premier che aveva ammonito: niente emendamenti

da Roma

Alla Camera sotto in Aula su un emendamento del Prc, al Senato battuti due volte in commissione Industria sul nucleare. Con un lungo tira e molla, sempre a Palazzo Madama, sulla riduzione dei ticket sanitari da 10 a 3,5 euro, tra emendamenti presentati dal governo, poi ritirati e infine riformulati alla ricerca della copertura contabile. Tutti piccoli segnali di un malumore crescente all’interno della maggioranza, a conferma dei timori manifestati da Prodi nella circolare anticipata ieri dal Tempo nella quale chiede ai suoi ministri di «non avanzare alcuna proposta di regolazione, soprattutto di rango legislativo». Insomma, niente proposte di legge che costringerebbero governo e maggioranza a impantanarsi in Parlamento, visti soprattutto i risicatissimi numeri del Senato. Una circolare su cui Forza Italia ha chiesto l’intervento del presidente della Camera Fausto Bertinotti.
Piccoli segnali, dicevamo. Perché alla fine, pure se alla Camera l’esecutivo va sotto su un emendamento del Prc (234 sì, 227 no e quattro astenuti) che sopprime l’esenzione dall’applicazione di alcune norme per i Comuni sotto i cinquemila abitanti, la legge per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli Comuni viene approvata a Montecitorio all’unanimità (383 sì e due astenuti). Un po’ più seria, invece, la doppia bocciatura in commissione Industria al Senato durante la discussione della legge delega sull’energia. Prima, infatti, passa con 13 voti contro 12 (con Pallaro che vota con l’opposizione) l’emendamento a firma dell’azzurro Possa sull’utilizzazione del nucleare «come fonte alternativa di energia in Italia». Quindi, spiega il capogruppo di An in commissione Paravia, «a meno che non arrivi un emendamento che lo cancelli, che dovrà comunque essere votato, in Aula il dl Bersani andrà prevedendo il nucleare come “fonte alternativa di energia”». Ipotesi che pare però non raccogliere la soddisfazione del ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio che accusa Forza Italia di «aver promosso il ritorno al nucleare». «Non consentiremo - dice il leader dei Verdi - di tradire il referendum contro il nucleare. E sono certo che in Aula potremo tornare al testo originario». Continuando i lavori sulla legge delega sull’energia, però, la maggioranza è andata sotto anche su un emendamento a firma del leghista Stefani. Emendamento, spiega il senatore del Carroccio, nel quale «si prevede che l’Italia partecipi alle iniziative in sede Ue in ambito di sicurezza, ricerca e sviluppo per la produzione di energia anche attraverso centrali nucleari localizzate in ambito comunitario».
Sempre a Palazzo Madama, poi, è andato in scena un lungo tira e molla sull’emendamento per ridurre nel 2007 il ticket sulla diagnostica da 10 a 3,5 euro, operazione che costa alle casse dello Stato 350 milioni di euro. La commissione Bilancio del Senato, infatti, ha dato parere negativo sulle modalità tecniche di copertura ritenendo «inappropriati» i fondi europei inizialmente indicati. Così, sospesa la seduta, l’emendamento viene riformulato dal Prc individuando una diversa copertura e viene approvato. I fondi arrivano dai tagli alla legge sui Paesi in via di sviluppo (50 milioni), al decreto sulla ricerca della salute (altri 50), al fondo sulla famiglia (30), al fondo sui non autosufficienti (30), al fondo sulle politiche giovanili (30), al fondo sui debiti pregressi (100) e al fondo unico per lo spettacolo (60). Una delle ragioni per cui l’opposizione accusa il governo di «macelleria sociale» (Matteoli di An) e «inaccettabile manovra elettorale che accentua il disagio sociale alle fasce deboli» (Schifani di Forza Italia).