Il governo vada avanti Un’alternativa non c’è

Immagino che i lettori siano stanchi di leggere che Silvio Berlusconi è come la torre di Pisa: pende pende e mai viene giù. Siamo stanchi anche noi di scrivere il contrario. Ma la politica italiana ormai a questo si è ridotta: al gioco della fune; chi tira di qua e chi tira di là. Risultato, immobilità assoluta. Intanto i problemi del Paese marciscono, le agenzie di rating ci retrocedono, i cittadini mugugnano; e si va avanti in attesa di eventi decisivi. Quali? Nessuno lo sa. Ma l’attesa, pur vaga, c’è e cresce.
Il Pdl, già accerchiato da mille nemici, trova la voglia e il tempo per litigare con se stesso. A volte si ha l’impressione che si abbandoni al cupio dissolvi, quasi desiderasse farla finita, anziché reagire e portare a termine gli impegni assunti con gli elettori. Intendiamoci, tutti i partiti vivono di dialettica interna, ma un conto è la dialettica e un altro il litigio continuo. Probabilmente, gli azzurri non vanno d’accordo tra di loro a causa dell’incerto avvenire che li accomuna e li rende nervosi, o almeno di umore instabile. Gli atteggiamenti e le dichiarazioni di Giulio Tremonti, in questo senso, sono paradigmatici. L’ultima sua esternazione, poi parzialmente smentita, non ha di sicuro rasserenato l’ambiente. Il ministro ha detto che la Spagna sta meglio di noi perché Zapatero ha lasciato in anticipo il bastone di comando, favorendo elezioni anticipate. L’allusione a Berlusconi, che viceversa non molla la postazione, non è sfuggita a nessuno.
Episodi del genere si susseguono e contribuiscono ad aumentare la confusione nella maggioranza (dove la Lega soffia sul fuoco) e ad alimentare nell’opposizione la speranza che, tra poco, caschi tutto. Siamo alle solite. La sinistra punta non su un proprio cavallo ma ad azzoppare l’avversario. Per poi fare che, considerato che il governo tecnico non ha alcuna chance di venire al mondo? Votare nel 2012? Sarebbe una sciocchezza per due motivi: il Pd non ha una premiership e non ha neppure un’idea di quale possa essere la coalizione cui affidarsi per spuntarla alle urne.
Questi sono i fatti. Esaminando i quali si giunge alla conclusione che il minore dei mali è andare avanti con la legislatura e col governo in carica. Al quale basterebbe un appoggio più convinto della Lega e una spinta rigorosa del Pdl per riprendere quota e volare fino al 2013, quando il Cavaliere avrà risolto i suoi guai giudiziari e personali (in positivo o in negativo) e si capirà se il centrodestra necessiterà di un nuovo capo o se il capo attuale necessiterà di un nuovo centrodestra. Propendiamo per la seconda ipotesi.