Il governo vara il decreto della svolta Tremonti: «Difesa l’economia reale»

Il Tesoro pronto a scambiare titoli di Stato con i bond delle banche in crisi La copertura? «Quanto sarà necessario». Impatto zero sulla Finanziaria

da Roma

«Con il primo decreto legge abbiamo garantito stabilità e fiducia, con quello varato oggi (ieri, ndr) garantiamo ovviamente stabilità e fiducia ma anche liquidità per le imprese, per l’economia reale, per i consumatori e per il sistema di vita del Paese». Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha sintetizzato in questi termini il provvedimento varato ieri a Palazzo Chigi dal Consiglio dei ministri straordinario che recepisce le direttive dell’Ecofin di domenica.
Fondamentale, secondo il governatore di Bankitalia Mario Draghi, è restituire fiducia ai mercati perché, nonostante il taglio dei tassi da parte dalla Bce, i tassi interbancari (applicati alle operazioni tra istituti) sono ancora elevati. «Quello che noi ci aspettiamo e che l’Euribor scenda sotto il 5% e questa è una delle cose più importanti per tornare a creare liquidità sul mercato», ha detto ieri. Un calo del saggio applicato all’interbancario sarebbe opportuno sotto tutti i punti di vista. Sia perché restituirebbe ossigeno agli istituti di credito, sia perché ridarebbe fiato alle famiglie giacché l’Euribor è il tasso di riferimento per i mutui a tasso variabile.
Il decreto legge approvato ieri consta di due soli articoli. In primo luogo, la garanzia statale viene estesa alle nuove passività (tutti i titoli di debito) delle banche italiane emesse entro il 31 dicembre 2009 e aventi durata fino a 5 anni. Tale garanzia sarà concessa a condizioni di mercato e previa valutazione di Bankitalia sulla base di criteri analoghi a quelli previsti in caso di aumenti di capitale (caso contemplato dal decreto emanato mercoledì scorso).
La seconda misura è ugualmente incisiva e prevede che per favorire il finanziamento delle banche presso la Bce il ministero dell’Economia possa autorizzare operazioni di scambio temporanee tra titoli di Stato e strumenti di debito degli istituti italiani. In pratica, il Tesoro presta le sue obbligazioni (tra le Cct, Btp, Ctz e Bot) alle banche ricevendone in cambio altri titoli meno pregiati. La bozza di decreto, inoltre, evidenzia che «le emissioni relative a queste operazioni possono essere effettuate in deroga ai limiti previsti», ovvero lo Stato potrà aumentare l’importo dei propri titoli per venire incontro alle necessità del sistema.
Si metterà a disposizione «quanto sarà necessario», ha precisato il ministro nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi, sottolineando che la strategia «prudenziale» messa in campo dal governo è concentrata sulla definizione «ex ante» degli strumenti e «caso per caso» degli interventi. Questo non è un discostamento dal cammino comune intrapreso in sede europea, ma solo una particolarità italiana. «Cuius regio, eius religio» («A ogni stato la propria religione»), ha aggiunto riferendosi al cancelliere tedesco Angela Merkel che invece ha quantificato le risorse messe in campo (500 miliardi).
Un dato è certo: le misure anticrisi «avranno, per ora, un impatto zero sui saldi della Finanziaria», ha concluso Tremonti ribadendo che «l’obiettivo non è salvare le banche quanto tutelare i risparmiatori». Concetto ripetuto dal direttore generale Grilli: i provvedimenti «non incidono sul deficit», ma «potrebbero avere qualche impatto sul debito». Anzi, nel medio termine lo Stato potrebbe guadagnarci sia in virtù delle commissioni applicate al prestito titoli sia per effetto delle dismissioni delle quote azionarie delle banche eventualmente sottoscritte dal Tesoro.
L’azione «a tenaglia» contro la crisi prevede un forte coinvolgimento di Bankitalia che si è già attivata con provvedimenti espansivi. Dal 16 ottobre, la soglia minima per i prestiti nel mercato interbancario si dimezzerà da un milione a 500mila euro. Anche Via Nazionale scambierà titoli di Stato con le banche per facilitarne il rifinanziamento. A questo proposito è stato stanziato un plafond di 40 miliardi di euro.
Il governatore Mario Draghi, nel corso della conferenza stampa, ha anticipato che si stanno studiando ulteriori misure «per rendere più liquido il mercato interbancario». Sono due le negatività da eliminare: il «rischio di controparte» dovuto alla mancanza di fiducia tra istituti e il «rischio reputazionale», ossia quello «di essere riconosciuti come quelli che hanno bisogno di liquidità».