Grace Kelly, superdiva e principessa infelice

Una biografia ripercorre la «doppia vita» di una delle attrici più amate di Hollywood

Giovanni Antonucci

Grace Kelly, principessa disincantata di Joanna Spencer, appena uscita da Mondadori, è una biografia destinata a piacere agli amanti del gossip ma anche agli appassionati di cinema. Se Grace è stata dal 1956 fino al 1982 la moglie del principe Ranieri e quindi una protagonista dei magazine, è anche vero che la tv ci rimanda ogni tanto il suo volto dolce e etereo da film popolari e belli come Mezzogiorno di fuoco, Il delitto perfetto, La finestra sul cortile, Caccia al ladro, Alta società e La ragazza di campagna per cui vinse l’Oscar. Grace Kelly fu secondo una felice definizione, «la donna che visse due volte», la prima come diva di Hollywood, la seconda come principessa di Monaco. Uno stato di cui fu l’indiscussa protagonista con la sua bellezza aristocratica. Ma dietro il suo sorriso, c’era una donna infelice, in rapporti sempre più difficili con un marito autoritario e grossolano.
«Grace - scrive la sua biografa - non lo contraddiceva mai, non criticava i suoi modi ma era profondamente ferita dai rimbrotti e opponeva un coraggioso silenzio che serviva solo a prolungare il disagio». Anche su suggerimento dei suoi amici del cinema, come Alfred Hitchcock, fu tentata di chiedere il divorzio e di tornare sullo schermo. Non lo fece per i figli cui era legatissima. Se Ranieri era un saggio amministratore del Principato, come marito era sempre più distante, e in più autoritario e sprezzante. Grace si allontanò da lui per passare molto tempo nella sua splendida casa di Parigi. Le rare volte che Ranieri veniva a trovarla dormivano in camere separate. La diva amata da Gary Cooper, Clark Gable, Bing Crosby, William Holden, Cary Grant, era diventata una donna depressa e afflitta dalla solitudine.
C’è una sua confessione molto significativa della fine degli anni Settanta: «Vorrei trovare sulla mia isola uno stagno di acque fresche per i miei fiori e con grandi foglie che attirassero le rane. E che una rana si trasformasse in un bel principe azzurro che mi strappasse dalla solitudine». Fu proprio la solitudine a portarla a bere. «Nell’estate del 1982 - racconta la sorella Lizanne - Grace era pallida, inappetente e aveva sempre mal di testa». Era il segno di un grave disagio esistenziale che non fu colto da nessuno. Il 13 settembre, scorazzando sulla sua Rover per le impervie strade del Principato, con accanto la figlia Stéphanie ebbe un incidente e cadde in un burrone. Alcuni scrissero che era Stéphanie alla guida, ma invece era proprio Grace che aveva perso il controllo perché colpita da un ictus. A neppure 54 anni finiva così l’avventura terrena della donna che per il trono di Monaco aveva rinunciato alla gloria di Hollywood.