La Gradinata Nord resta spaccata

Francesco Gambaro

Sarà bene che Enrico Preziosi lanci un nuovo urgente appello all'unità della tifoseria rossoblù. Perché il primo è caduto nel vuoto. La riprova si è avuta martedì sera durante l'assemblea straordinaria della Acg (Associazione Club Genoani), che prima ha reso omaggio a Franco Scoglio con un minuto di silenzio, poi ha sancito di fatto la spaccatura del popolo genoano. Diviso tra chi chiede al Joker un passo indietro (cioè la cessione del Genoa), e chi - come l'associazione dei club rossoblù - non vede un futuro senza di lui.
Tutto è nato dallo striscione esposto da alcuni gruppi della gradinata nord nella trasferta di Novara: «Un'infamità il tuo arresto, ma se vuoi il bene del Genoa, vendilo presto. Comunque grazie» firmato: Brigata Speloncia, Brigata Spagna, Ottavio Barbieri, Gruppo Meroni, Grifoni in Rete, Vecchi Orsi, Old Block, Sette Settembre, Gav. Per questi tifosi il presidente del Genoa, «le cui leggerezze nella gestione della società si ripercuotono sul Grifone», dovrebbe passare la mano. Come hanno ricordato anche domenica allo stadio con un altro striscione piuttosto esplicito. «Il Genoa non è il Saronno o il Como. Pensa al domani e lasciaci in buone mani».
Di tutt'altro avviso i tifosi che due sere fa hanno gremito la sala del Genoa Club Pontetto. Rappresentano i centocinquanta club dell'Acg. Loro hanno ancora fiducia nel «re dei giocattoli» e non riescono a immaginarsi un Genoa senza di lui.
Per Marco Postiglione, del Genoa Club San Fruttuoso, «Preziosi è al centro di una macchinazione. Dobbiamo ragionare e decidere tra il certo e l'incerto. Preziosi rappresenta l'unica certezza, essendo l'unico che ha tirato fuori dei quattrini per il grifone».
Sarà il ritornello di tutta la serata. «Abbiamo un presidente che ha messo dei soldi per il Genoa, mentre gli imprenditori genovesi sono dei taccagni che litigano anche per un caffè», scandisce un rappresentante del Genoa Club Elpis. Certo al mondo imprenditoriale della città devono essere fischiate molto le orecchie l'altra sera. Se ancora esiste un punto d'incontro tra le due anime della tifoseria, questo, infatti, è rappresentato dall'ostilità verso gli imprenditori genovesi. Ai quali Leo Berogno, presidente dell'Associazione club genoani, non ha risparmiato critiche pesanti: «L'imprenditoria cittadina è il male del Genoa, che è stato abbandonato al suo destino da questa gente. Loro sono quelli che vogliono costruire un altro stadio e magari in futuro una sola squadra». Applausi a scroscio dai genoani assiepati in sala.
Sullo stesso registro l'avvocato Mario Epifani in rappresentanza del club «Giustizia Rossoblù»: «Gli imprenditori genovesi sono incapaci di offrire un contributo importante al Genoa, non essendo stati in grado di darlo neppure alla citta».
E proprio mentre l'avvocato Epifani auspicava un confronto immediato con le altre componenti della tifoseria, nella sala entravano, un po' a sorpresa, proprio i rappresentanti dell'O.B. (Ottavio Barbieri), «gli anti - Preziosi». Che hanno provato a spiegare le tensioni scoppiate domenica scorsa quando una parte della tifoseria inneggiava a Preziosi, mentre loro invitavano a non farlo. «Avevamo deciso di non tifare né a favore, né contro il presidente. E i cori per lui ci sono sembrati una provocazione», hanno raccontato i ragazzi dell'O.B. Ai quali allora è stato chiesto: «Ma perché siete contro il presidente del Genoa?». Risposta: «Ora non possiamo spiegare le ragioni della nostra presa di distanza da Preziosi, lo faremo in un confronto pubblico con voi la prossima volta».
Per Adolfo, uno dei capi carismatici dei Vecchi Orsi, il presidente rossoblù «non rappresenta un bene per il Genoa, si è venduto i giocatori migliori e la squadra che ha costruito non funziona». E la spaccatura nella tifoseria adesso è sotto gli occhi di tutti.