Un gradito ritorno: il Solex di nuovo in strada

Firmato da Pinifarina, rilanciato a Parigi. Mission: provare a rinverdire i fasti di quel Velox che rappresentò un oggetto di culto in tutta Europa.
In buona sostanza, è ritornato il mito del vecchio, caro Velosolex, la cui produzione venne terminata nel 1988. Il design è ancora avvolto nel segreto ma certamente avrà le stesse caratteristiche che resero celebre il Solex: a partire dalla facilità di guida per arrivare alla versatilità. È certo soltanto che la «rivisitazione» di quel modello che furoreggiò in Europa, e particolarmente in Francia, a cavallo degli anni 50/60 avverrà a Torino, Italia. Non a caso, perché il Solex ha rappresentato per i cugini d’ Oltralpe quel che la Vespa è stata per il nostro Paese: un mito. Di qui l’idea di rilanciarne il marchio, unendo al modello classico quello che sarà ideato da Pininfarina.
Una sfida raccolta e lanciata dalla Société française Sinbar che ha rilevato dalla Magneti Marelli, attorno alla metà dello scorso anno, i marchi Solex e quelli associati, Velosolex e Solexine. Una sfida che non si annuncia, comunque, particolarmente agevole poiché si tratta, nel mare magnum dei mezzi «paramotorizzati», di una nicchia di mercato, quasi per amatori e quindi destinata a numeri piccoli.
Resta il fatto che il Solex rivivrà. Con il suo design stilizzato, il suo colore rigorosamente nero, lucidolucido in ogni sua cromatura. È una bicicletta, il Solex, al quale è stato applicato un piccolo gruppo motore sulla ruota davanti (di qui il termine Velo-Solex), e dotato di una piccola leva che permette di disattivare il motore e pertanto di pedalare. Ed è ovvio: una delle caratteristiche del Solex è proprio quella di essere fornito di pedali necessari per scavallare piccoli dossi che altrimenti sarebbero irraggiunbili per quei motorini con così pochi cavalli. Ma è questo, d’altra parte, il fascino del Solex, che nacque ufficialmente all’inizio degli anni ’40 grazie alla fantasia di due ingegneri francesi, Goudard e Mennesson, fondatori nel 1905 della Solex, quella dei carburatori. Un fascino, quello delle «bicyclettes qui roulent toutes seules» che pervade nel dopoguerra, la Francia e l’Europa, Italia compresa.