Gradoli, decisive le macchie di sangue

Giallo di Gradoli. Udienza, ieri, per ascoltare il perito incaricato di analizzare le macchie trovate nella villa delle Cannicelle. Una “casa degli orrori” come raccontano le 17 tracce positive di sangue sulle 27 totali rilevate in cucina, il cui Dna apparterrebbe a Tatiana Ceoban, 36 anni. Una donna moldava scomparsa in circostanze assai strane assieme alla figlia Elena, 13 anni, il 30 maggio scorso. Un duplice delitto premeditato, secondo il pm Renzo Petroselli e il gip Rita Cialoni che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Paolo Esposito, 40 anni, convivente della presunta vittima, e Ala Ceoban, 24 anni, sua amante nonché sorella di Tania e zia di Elena. Davanti al pm, agli imputati e alla difesa, l’antropologa molecolare fiorentina incaricata dalla Procura, la dottoressa Elena Pilli, ha parlato delle tracce latenti che si aggiungono a quelle evidenti, già inserite agli atti in sede d’incidente probatorio. Sangue sul pomello di plastica della corda della tenda alla finestra della cucina; sulla porta della stessa stanza lato che guarda il pavimento; sul radiatore (termosifone); sul bordo interno del battiporta in marmo; tre su una gamba di legno di una sedia; due su un tavolinetto da disegno; una sul vetro della porta lato esterno; su una ciotola all’interno della credenza; cinque sul televisore; una sul lato destro del frigorifero. Tutte appartenenti a uno stesso profilo genetico femminile (Tatiana), tranne una, reperto “M”, attribuibile sempre a una donna dal Dna compatibile con gli slip di Elena e i campioni salivari di Ala e della madre e che la stessa accusa scarta in quanto si tratterebbe di sangue mestruale, fuoriuscito inavvertitamente. E queste sono solamente le prove latenti positive che la Pilli ha illustrato nella relazione finale. Eppure per gli avvocati di Esposito, Enrico Valentini e Mario Rosati, non bastano per parlare di omicidio. «Non c’è la prova scientifica che ci sia stata una pulizia degli ambienti» sostengono. Tanto da richiedere, prossimamente, un nuovo esame, il cosiddetto test «Bloodstain Pattern Analysis», Bpa, che consente di ricostruire con esattezza il percorso compiuto dal sangue. Una prova decisiva per scagionare Paolo e Ala, secondo i difensori, o un altro indizio di colpevolezza che li potrebbe inchiodare alle loro responsabilità per altri.
Per il pm i risultati confermerebbero l’ipotesi della mattanza. Seduti uno di fronte all’altro, Ala era tesa e provata, Paolo dimagrito ma sempre lucido. La donna è stata accolta in aula dal pm che le ha detto: «Siamo sempre in attesa», alludendo alla sua confessione. Lei niente, sguardo smarrito nel vuoto come i presenti. «Noi ci intendiamo», ha aggiunto Petroselli. «Non ho capito» la sua risposta. Prossima tappa, il 4 gennaio, con la chiusura delle indagini preliminari.
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