Graffiti, tolleranza zero: carcere e supermulte

Assoedilizia: «Ogni anno vengono sporcati diecimila edifici per un danno calcolato in 80 milioni di euro»

Gianandrea Zagato

È iniziata la guerra contro i writers, i quali - sostiene Assoedilizia - sporcano in dodici mesi almeno diecimila palazzi «rimanendo impuniti». Già, graffiti e tags coprono il quaranta per cento degli edifici milanesi con un danno stimato in ottanta milioni di euro. E mentre Palazzo Marino sta studiando misure incisive per arginare il fenomeno - dall’estensione della ripulitura gratuita degli edifici alla costituzione di una task force di «ghisa» per individuare gli autori degli imbrattamenti - arriva in Senato una proposta di legge (primo firmatario il senatore Giuseppe Valditara di An) che per i graffitisti selvaggi prevede fino a trenta mesi di carcere e vieta la vendita di bombolette spray ai minori di anni diciotto.
Novità sostanziali che modificano la normativa vigente «meglio marcando le aree della trasgressione della legge e dell’aggressione all’ambiente urbano, in tal modo favorendo ogni politica di irreggimentazione di questo fenomeno nei suoi aspetti di asocialità», commenta Achille Colombo Clerici. Valutazione che il presidente di Assoedilizia accompagna con una nota «sullo sconcio rilevato in alcune aree della città, dove si è raggiunto livelli di vero e proprio obbrobrio», con un invito «ai proprietari dei palazzi con zoccolature di marmo lucido a tenerle costantemente pulite» e con una sollecitazione «ai negozianti di riverniciare le saracinesche dei loro esercizi».
Appello, quello di Assoedilizia, che segue la modifica firmata da Valditara dell’articolo 639 del codice penale prevedendo pene (reclusione fino a trenta mesi) e sanzioni (fino a diecimila euro) più severe per chiunque deturpi o imbratti muri pubblici e privati, oggetti di arredo urbano e plessi monumentali. E senza denuncia-querela da parte dei danneggiati ma con un procedimento d’ufficio. Come dire: tolleranza zero per i graffitari selvaggi che, spiega Valditara, non «sono certo scoraggiati dall’attuale esiguità delle sanzioni, quell’esiguità recentemente denunciata dal coordinamento dei giudici pace».
Conferma Vito Dattolico, coordinatore dei giudici di pace milanesi: «La legge del 2003 prevedeva da sei a trenta giorni di obbligo domiciliare per gli imbrattatori. Questa interpretazione è stata superata: visto che basta una tinteggiatura per eliminare il danno, la sanzione dev’essere minima, osserva la Cassazione». Problema irrisolto, quello relativo alla normativa sugli imbrattamenti, che Dattolico sintetizza così: «Purtroppo, fino a oggi, era mancata la volontà del legislatore di fermare i graffitari».
Maglie della legge meno larghe quindi nella città più graffitata d’Italia dove l’assessore al Decoro urbano Maurizio Cadeo vuole «spezzare il circolo vizioso del degrado». Come? «Usare gli attivi dell’Amsa per ripulire gli stabili da graffiti, scritte e scarabocchi», «gratuitamente e senza spese per i milanesi perché Amsa è un’azienda pubblica e investe a favore della collettività». Progetto di pulitura dei muri che, tra l’altro, in passato ha dimostrato come il tasso di «risporcamento» sia bassissimo ovvero pari allo 0,48 per cento. Non basta, però: sono previsti maggiori controllo della polizia municipale - «con il sindaco Letizia Moratti abbiamo fatto una pianificazione sul breve termine» confida il comandante dei “ghisa” Emiliano Bezzon - e nel breve futuro la possibilità di aree riservate per i graffitari, «ma non ho ancora deciso» aggiunge il sindaco. Strumenti all’insegna della severità e del rispetto civile perché Milano, chiosa Valditara, non «dia al Paese un senso di sciattezza, precarietà e bruttura».