«Gramsci si rivolta nella tomba»

da Roma

Ma di chi è la proposta indecente di cambiare nome alla festa dell’Unità? Di Antonio La Forgia o di Antonio La Trippa, quel politicante a caccia di voti col volto di Totò che ammorbava l’intero condominio strillando dalla finestra «votantonio votantonio».
L’atroce dubbio assale Marco, raro esemplare di lettore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci che ha ancora voglia di scherzare sull’argomento. Marco è tra i pochi militanti a reagire con ironia di fronte all’ipotesi di cambiare nome alla festa dell’Unità, sulla quale lo stesso giornale ha aperto un salvifico «dibattito» aprendo un forum ad hoc sul sito. L’idea è appunto del margheritino Antonio La Forgia. Non ha proprio voglia di ridere ad esempio Antonio P. che taglia corto con un essenziale «giù le mani dalla festa dell’Unità!!!». Lo stato d’animo degli internauti ds varia dall’indignazione al disprezzo, all’idea di perdere quello che considerano l’ultimo fortino in loro possesso. Assediato non dagli Apache ma dalle ben più temibili orde dei moderati rutelliani.
Gli infuriati come Antonio P. sono tanti. Vito, nel tentativo di terrorizzare i compagni indecisi, evoca il padre fondatore: «Veniamo da lontano e andiamo lontano, disse Gramsci. Oggi, si sta rivoltando nella tomba. Vergogna! Il Pd viene dal nulla e non andrà da nessuna parte. La Sinistra vera, quella con la S maiuscola ringrazia i rinnegati per questo nuovo regalo». Sprezzante Mario. «Avanti così bravi piano piano (ma neanche tanto) ce la farete a cancellare tutto del Pci. Verrà il giorno del giudizio popolare». Sconsolato Guido. «Dalla grande storia della sinistra a uno sconosciuto, tal Antonio La Forgia, che propone di abolire il nome della festa. Ma un minimo di dignità vi è rimasto o dobbiamo continuare a sottostare a questa gente?». Guido però ancora reagisce. Molti invece pur con un fegato grosso così mostrano di fatto di essersi arresi: l’addio alla festa dell’Unità è l’ultimo doloroso e inevitabile atto prima di dare alla luce il Partito democratico. Nel quale però mostrano di non credere molto. «Chi è causa del suo mal pianga se stesso - scrive Tom -. Mi pare una conseguenza logica, si fondono due partiti e si fondono anche i malloppi economici e culturali».
E c’è pure chi si fa beffe dei compagni di una volta ed è già pronto ad approfittarne. «Se per i neodemocristiani la festa dell'Unità è solo uno scomodo rudere del passato, potrebbero lasciarla a noi di Sinistra democratica: saremmo ben felici di continuare questa lunga, e un tempo gloriosa, tradizione» scrive Daniele, che affonda senza pietà il coltello nella piaga.