Gran bazar Palazzo Marino L’ipotesi ora è vendere A2A e riportare l’Amsa a Milano

È destinata a scatenare un mare di polemiche la proposta dell’assessore Franco D’Alfonso della giunta Pisapia, di cedere la quota di A2a in mano al Comune e di riappropriarsi di Amsa, la ex municipalizzata che finì dentro la multiutility dell’energia al momento della fusione con Brescia. Un’operazione allora piuttosto discussa, ma mai fino a oggi qualcuno aveva avanzato l’ipotesi di un ritorno all’antico. «Non c’è alcun dubbio - spiega D’Alfonso in un articolo in uscita su ArcipelagoMilano.org - sul fatto che A2A non è più strategica per il Comune di Milano da quando ha sciaguratamente ceduto la rete a fibre ottiche: la produzione di energia è fatta di competizione mondiale, il prezzo è determinato dal mercato e la distribuzione urbana è un fatto acquisito». Poi D’Alfonso attacca anche la «mai abbastanza deprecata fusione con Brescia e la totale perdita di potere di indirizzo come azionista di maggioranza o di riferimento» e invita a «monetizzare l’investimento piuttosto che imbarcarsi in incomprensibili e roboanti avventure tipo la “holding elettrica del Nord”». Attacco non troppo velato alla Lega che proprio l’altro giorno aveva parlato di A2A come l’Enel padana. La quota del Comune di Milano di A2A vale circa 700 milioni: «A questo punto - conclude D’Alfonso - ridateci Amsa e 300 milioni di euro e non se ne parli più».
Proposta che raccoglie più critiche a sinistra che nel centrodestra. Fatta eccezione per la Lega che promette barricate. Piccata la reazione di Carmela Rozza. «Sbagliato - per la capogruppo del Pd - lanciare parole in libertà. E sulle aziende partecipate questo sta succedendo». Ma il primo a parlare di dismettere quote di A2A è stato proprio l’assessore al Bilancio Bruno Tabacci. «È indispensabile - spiega la Rozza - un’analisi completa su tutti i singoli casi per stabilire una linea sia economica che strategica per la città». La proposta di D’Alfonso che vuol riprendere Amsa? «Non mi interessa proprio discutere a pezzi». Assolutamente contraria la sinistra radicale con Basilio Rizzo (Sinistra per Pisapia), così come il Carroccio. «Vendere pezzi della storica e ricca società energetica lombarda in questo momento di crisi sarebbe da folli - spiega Matteo Salvini - La Lega farà la guerra». Amsa? «Forse ci sono interessi politici, ma A2A non si cede. E se Amsa non lavora bene, il Comune si svegli e controlli». Nessuna opposizione pregiudiziale alle cessioni nel Pdl. Ma anche qui la richiesta di una visione di più ampio respiro. «O l’amministrazione crede che sia meglio dismettere per non mantenere attività dirette, ma solo funzioni di controllo come abbiamo già fatto con farmacie, centrale del latte e parte di A2A - attacca Giulio Gallera (Pdl), presidente della commissione Aziende a partecipazione comunale -, oppure è inutile fare le cose a metà. O tutto o niente. In A2A grazie al patto con Brescia si può anche scendere al 40 per cento e mantenere il controllo». Ma per i milanesi sarebbe vantaggioso recuperare Amsa? «Si può vendere tutto, secondo una visione liberale per cui al comune spetta il controllo e non fornire i servizi e far firmare ad Amsa un contratto ben chiaro. O si sceglie la strada delle dismissioni per non far pagare più tasse ai milanesi o si vuol fare altro. Ma noi a far pasticci non ci stiamo».