Gran Bretagna La Chiesa anglicana dà il via libera alle donne vescovo

Sì condizionato della Chiesa anglicana alle donne vescovo. Dopo anni di tormentate discussioni e tentativi di mediazione per scongiurare lo scisma, finalmente le autorità della Chiesa d'Inghilterra hanno raggiunto un accordo che dovrebbe consentire la consacrazione delle prime donne entro tre anni.
La notizia è stata data ieri dal Times online. Trattandosi comunque di una materia estremamente delicata il quotidiano britannico spiegava che, per evitare una frattura insanabile tra la parte più tradizionalista e quella progressista del clero, la Chiesa inglese ha optato per un compromesso scegliendo una formula che, da una parte, riconosce il principio della parità tra uomini e donne e dall'altra terrà presente delle obiezioni espresse dalle parrocchie più critiche.
Quelle che ancora si oppongono alle ordinazioni di donne vescovo potranno chiedere di venir amministrate da uomini in affiancamento. Una sorta di vescovi di transizione - ieri il Times li ha definiti «volanti» - ordinati dagli arcivescovi di Canterbury e di York. Preti al servizio di Dio, ma comunque obbligati a rispettare l'autorità della donna vescovo che affiancheranno nelle diocesi più difficili.
Si tratta di una svolta storica nel cammino della Chiesa anglicana che dopo anni cede alle pressioni della sua ala più riformista, ma rischia allo stesso tempo di dare l'avvio ad una serie infinita di battaglie legali sulla legislazione e sul codice di condotta in materia che verranno votate dal Sinodo generale il prossimo febbraio. Proprio perché le regole di comportamento non potranno essere legalmente vincolanti, sarà possibile per un vescovo liberale rifiutare di delegare la propria autorità a uno tradizionalista.
E mentre le rappresentanti dell'associazione Women and the Church plaudono alla decisione, tutti nel clero sono consapevoli che il problema delle donne vescovo rischia di essere molto più pericoloso di quanto fu la consacrazione delle donne prete nel '94. A sentire il Times neppure il dibattito sui vescovi gay ha condotto gli anglicani così vicini allo scisma.