Gran festa per celebrare «Il blues»

Una vendetta a posteriori. Così si può vedere la pièce Io santo, tu beato di Renato Sarti, dedica caustica e ironica («ma mai irrispettosa verso la fede») che l’autore dirige e interpreta con il compagno di palcoscenico Bebo Storti.
Un successo teatrale ispirato alla grande tradizione della Commedia dell’arte che ritorna sulla piazza milanese a un anno esatto di distanza e che, come in quell’occasione, permette di fare sold out.
Sono tempi di sfida dialettica e culturale tra laicismo e cattolicesimo, e un testo apertamente schierato come questo non può che farsi involontario manifesto di una parte. Sorridendo, ci mancherebbe.
La storia - in scena al Teatro della Cooperativa fino al 30 marzo - ci conduce niente meno che lassù, nelle alte sfere del Paradiso dove Padre Pio (Renato Sarti) e Pio XII (Bebo Storti) si rendono protagonisti di un curioso colloquio: il primo parla in un ostico dialetto pugliese e ha confidenza con il marketing religioso, il secondo si esprime in un poco austero latino maccheronico e ha sul capo, al posto della «mitra», una cupola di San Pietro. Entrambi, come vuole la Commedia dell'arte, provvisti di esagerato nasone. Nella sfida verbale affiorano i ben navigati temi per cui San Pietro, da lassù, dovrebbe prendersela con i suoi successori: Inquisizione, crociate, vita dissoluta di alcuni papi del passato. La discussione più accesa verte però sull'insostenibile affollamento in cielo di santi e beati: 482 santi e 1338 beati, cifre industriali che minacciano un tranquillo ed eterno soggiorno al cospetto del Signore. Qua e là affiorano anche i temi più scabrosi e recenti, dal rapporto tra Papa Pacelli e il nazismo, ai discussi casi di pedofilia in alcune parrocchie: a mettere ordine nella contesa arriverà, alla fine, Dio in persona, con look e carta d'identità decisamente imprevisti.
«Il testo - spiega Storti - nacque nel 2002: eravamo ancora lontani dai dibattiti su laicismo, religione e politica di oggi. E comunque voglio ribadire che lo spettacolo mai in alcun momento si dimostra irrispettoso verso la fede. Non si tratta di un testo blasfemo. Vuole solo dimostrare la discrasia che esiste tra una certa Chiesa, operativa sul campo, e le gerarchie».
Io santo, tu beato
Teatro della Cooperativa
fino al 30 marzo, ore 21
tel. 02- 64.74.99.97