Gran gioco, ma i fischietti rovinano la festa all’Inter

Col Chievo un tiro al bersaglio, ma i tre punti arrivano solo grazie a una rete di Cruz, complici anche gli errori a Milano e Torino

Riccardo Signori

da Milano

Hanno ragione tutti e due, Tronchetti Provera e Moggi, ma forse ci perde l’Inter. Ha ragione il Tronchetti che in settimana ha detto: «Con l’Inter ci si diverte». E ieri tutti sono usciti da San Siro con la bocca buona. Non c’è bisogno di essere tifosi nerazzurri per riconoscere bel gioco, gran calcio da levar tanto di capello. Aveva ragione Moggi quando ha detto: «Vedo l’Inter seconda». E come può arrivare prima, se le cose calcistiche di casa nostra finiscono sempre nel puzzo degli errori arbitrali? Oggi l’Inter vale la Juve, lo dimostrano punti e campo. Tempo sei giorni per giocarsela faccia a faccia.
Ieri è stata grande Inter, devastante in tutto, anche negli errori di Adriano. Sarebbe bastato un mezzo centravanti con i piedi centrati perché la partita finisse 5 o 6 a zero. Invece il gol è stato uno soltanto, pescato con fiuto e astuzia da quel capo indiano dell’attacco che risponde al nome di Julio Ricardo Cruz. Poche parole, pochi effetti speciali, ma ormai le sue reti sono otto e tutte di peso. Difficile pensare che bel gioco e festival dei gol mancati possano coniugarsi nella stessa partita, però l’Inter è capace di mostrare, e dimostrare, tutto e il contrario di tutto.
E anche ieri ce l’ha fatta. Ce l’ha fatta perfino a vincere, evitando quelle beffe che negli anni precedenti facevano parte del suo Dna. Invece qui qualcosa è cambiato: la squadra è solida e anche senza Cambiasso, c’è chi ci mette le gambe, chi la tecnica, chi il carisma e chi tutto questo insieme. Bastava guardar Veron e Figo per capire. Il Chievo è stato sotterrato dal bel giocare interista, ma quei due, sostenuti dalla verve di Stankovic e dalla sostanza di Kily Gonzalez, hanno detto: i padroni della squadra siamo noi. Figo pareva un toreador pronto a infilare la sua muleta, alternando dribbling e cross, lotta fisica e delizie tecniche. Veron è un impressionante gladiatore: ha la cattiveria e la determinazione di quei medianacci che ti inseguono fino in bagno, e la arricchisce con il calcio facile del suo piede che gli permette di raggiungere i compagni dovunque si trovino. Sembra un ragazzino con tanta fame. Ed, invece, è pronto ad andarsene quest’anno. Un bel esempio per tanti.
Certo, l’Inter ha giocato così bene, senza mai subir pericolo in difesa, perché il Chievo si è lasciato subito aggredire, non ha potuto provare il suo gioco, la superiorità tecnica nerazzurra l’ha fatta da padrone. Parlano i numeri: la gente di Mancini ha tirato 21 volte (11 tiri in porta e 10 verso la porta) e il Chievo una volta sola e nell’ultima azione della partita. L’Inter ha giocato 117 palloni utili, il Chievo 48. Dunque come spiegare soltanto quel golletto di vantaggio nato dopo sette minuti da una punizione di Figo, palla sul palo e Cruz pronto a bruciar tutti per l’intervento decisivo? Vedi alla voce Adriano, aggiungi due errori non banali dell’arbitro e dei guardalinee (gol valido annullato a Cambiasso, un rigore negato a Figo).
Il brasiliano ormai è un dottor Jekyll e mister Hide: aiuta, si sbatte, gioca per la squadra. Ma quando ci deve mettere il tocco in più per segnare, sembra un broccaccio qualsiasi. Si è mangiato almeno cinque occasioni, ha scaricato una ciclonica punizione contro Fontana ma ha incocciato la traversa. Anche lo stellone non sta dalla sua parte. Però piede e testa (sbagliato un gol facile facile) andrebbero registrati. E così pure i piedi di Stankovic e Kily. Nulla di male finchè la difesa regge. Ma da qui a domenica (mercoledì c’è di mezzo la Fiorentina) servono gol e non solo gran gioco e sospiri: l’occhio si riempie, ma la pancia non si gonfia.