Il gran premio di Monaco sulle casse di sapone

Al tempo in cui la goliardia genovese esprimeva la «Baistrocchi» con Perani, Tortora e Villaggio, ogni anno in via Assarotti si celebrava il rito di «Indianapolis» al profumo di pesto: decine di carrette senza motore e dalla forme più strane - dalla vasca da bagno al pittale, dal cappello a cilindro alla pentola a pressione, con tanto di cuscinetti a sfera al posto delle ruote - si sfidavano in singolar tenzone lanciandosi a precipizio da Manin a Corvetto. Vinceva chi impiegava meno tempo degli altri a incastrarsi alla base del monumento equestre di Re Vittorio. Era la versione nostrana delle «Soap Box», le corse delle «casse di sapone», nate negli Stati Uniti (e come poteva essere altrimenti?) addirittura nel 1904 e poi esportate in mezzo mondo. Fino ai nostri giorni. Tanto che oggi, a Montecarlo, nello stesso circuito che il Principato mette a disposizione dei bolidi della Formula 1, si sfideranno 146 equipaggi alla guida di altrettante Soap Box per il tradizionale «Red Bull Grand Prix».
Ai nastri di partenza, fra le squadre di Malta, Repubblica Ceca, Francia e naturalmente Monaco Montecarlo, anche due formazioni liguri: Red Bull Icci Team, proveniente da Genova, e Crazy Bed Bull di Imperia. Che hanno reso note da tempo le caratteristiche dei loro mezzi meccanici: il Red Bull Icci Team, composto da Andrea Macchiavello, Claudio Campanella, Cristiano Jovic e Torija Luis (si definiscono «ragazze pazze e tutte da scoprire»), guideranno «un bel paio di scarpe rosa con i tacchi a spillo», mentre i Crazy Bed Bull saranno a bordo di «un letto matrimoniale con coperte, cuscini e baldacchino» condotto (e possibilmente frenato, al momento giusto) da Alberto Mancuso, Mauro Lercari, Cristina Bretone e Antonella Alberti. Pare che, al di là dello spirito trasgressivo e dissacratorio che sta alla base della partecipazione, i liguri nutrano velleità di supremazia. D’altronde, essere ammessi alla gara è già di per sé una vittoria, risultato di una severa selezione che tiene conto anche dell’originalità del mezzo. Poi viene la gara vera e propria - a ingresso libero per il pubblico -, in cui vale il tempo impiegato a percorrere un circuito che ha una pendenza media dell’8 per cento, indispensabile per far scivolare «carrette» senza propulsore. Dunque: Casinò, curva del Mirabeau, Rascasse, Gasometro, lo stesso asfalto dove Ferrari e Mc Laren, Williams e Renault... Be’, si capisce: oggi non sarà proprio la stessa cosa. Ma sorpassi e sportellate, di sicuro, faranno invidia a Schumacher.