Un gran signore che odiava la tv commerciale

"Esisto nella voce, più virtuale di così si muore!", commentava Lionello negli ultimi tempi quando lo tenevano sulla
corda quanto alla ripresa televisiva del Bagaglino. Tanti i ricordi legati a questo eclettico artista

Roma - S’era proprio stufato, Oreste Lionello, di non veder più coincidere il suo mondo con quello di fuori. "Esisto nella voce, più virtuale di così si muore!", commentava l’eclettico artista negli ultimi tempi, quando lo tenevano un po’ sulla corda, quanto alla ripresa televisiva del suo Bagaglino.

Prevista per marzo, su Canale Cinque, la serie parodistica che l’artista ottantunenne appena scomparso e domani esposto in Campidoglio - come si addice ai santi dello spettacolo – s’era inventata dal nulla negli anni Sessanta, cominciava, in effetti, a mostrare una certa stanchezza. "Non c’è più tanto posto per gente come me. Tette e sederi, sederi e tette, cara mia. Il brutto è che non mi ci vedo in panchina", mi aveva confessato l’ultima volta che, in via dei Due Macelli, la compagnia di Ninni Pingitore presentava l’ultimo cabaret di stagione.

Incombeva lo sfratto, al Salone Margherita, e quella bomboniera di teatrino, profumata di piume e di paillettes,senz’altro antiquato (ma questo era il bello), aveva bisogno di sponsor. "No money, no honey", dicono in inglese: cioè, niente soldi, niente miele. E lui, Oreste, intanto che Pingitore affabulava, in penombra, le sue ballerinette, s’era messo al bancone liberty di legno a sorseggiare una spremuta d’arancia. Guardava disincantato gli ultimi paparazzi e il nasone storto di Pippo Franco, in controluce, scuotendo la testa sulla quale portava,ormai quasi fisso, un cappellone a metà strada tra lo Stanton di John Wayne e il Borsalino da gran signore d’altri tempi.

Di maniole innocenti ne aveva parecchie, la voce italiana di mezza Hollywood: come distinguere il suo tono nasale, coltivato e ironico dal vero timbro di Peter Sellers, o di Charlie Chaplin, che pochi cinefili fissati conoscevano in versione originale? E come distinguere il suo sfottò "mi consenta!", da quello a viva voce del Cavaliere? Al mattino, per esempio, Lionello indossava la sciarpona di lana scozzese bianca, avvolta due volte intorno al collo ("Il bis! Sempre il bis!") appena sceso dal letto. "Mi aiuta a tenere le corde vocali giovani. Se mi raffreddo,si brunisce il timbro e addio doppiaggio",amava scherzare. Affermava cose in apparenza semplici, questo raffinato del palcoscenico, ma col tono apodittico e lievemente snob di chi la sa lunga.

Quarant’anni di Bagaglino significano qualcosa. Come la frequentazione assidua di Pamela Prati, Valeria Marini, Aida Yespica, le soubrettes che guidava passo passo a "dire" le battute. "La migliore risposta alla televisione becera è l’intrattenimento lieve, in punta d’ironia comica. Però, dopo anni di Grande Fratello, sento d’essermi messo un passo indietro al tempo", osservava immalinconito, aumentando la tonalità querulo-lamentosa della celebre voce. Al figlio Luca, adesso, attore come suo padre, toccano le burocrazie del post mortem, che Oreste Lionello, fosse vivo, prenderebbe in giro al solito modo irridente e malincomico.