Granate sui tavoli, spari tra la folla: attacchi come film

Lo sbarco sui gommoni, poi via alle operazioni: passo dopo passo, la cronaca di due giorni di paura. Fino all'intervento dell'esercito e delle forze speciali

La sceneggiatura del terrore vero purtroppo anche stavolta supera le peggiori fantasie di Hollywood. Come nel déjà vu di una pellicola di James Bond, il terrore s’avvicina dal mare. Poco prima delle 21 di mercoledì sera una nave avanza tra le onde, punta verso l’estremo lembo di costa meridionale di Mumbay. Appena oltre il porto, gli yacht e le barche di pescatori, si staglia la mole vittoriana del Taj Mahal hotel. Una ventina di terroristi si cala in due gommoni, tra casse e zaini pieni di munizioni e granate. Hanno vent’anni e un biglietto di sola andata. Al Taj Mahal turisti, funzionari stranieri, uomini d’affari e un gruppo di parlamentari europei affollano le sale ristorante. Oltre la piscina dell’hotel, altri turisti fanno la fila al Leopold Cafè. È il ristorante più frequentato dagli stranieri, lo segnalano tutte le guide ed è aperto da oltre 50 anni. Forse non è neppure un obiettivo, ma chi punta all’entrata posteriore del Taj Mahal non può non notare il viavai di occidentali. Due terroristi si staccano dal gruppo, aprono la porta del locale e ci infilano i kalashnikov. Chi è alla porta cade ucciso o ferito, chi è ai tavoli pensa ai fuochi artificiali. Un boato riporta tutti alla realtà. Una granata è esplosa nella sala. A terra ci sono una dozzina di corpi dilaniati tra cui quelli di almeno sei stranieri. La folla impazzita cerca la fuga, i due raggiungono i loro compagni all’ingresso posteriore del Taj Mahal, attraversano un paio di ristoranti sparando a chiunque. Lasciano due cadaveri a bordo piscina e altri due nel corridoio per la reception. «Gli spari si avvicinavano, poi abbiamo visto i vetri della Crystal Room andare in frantumi e quelli ci sono passati davanti svuotando i caricatori», ricorda un cliente. Per decine di ostaggi inizia l’incubo della prigionia, per chi si nasconde nelle stanze l’angoscia di venir trovati e uccisi.

Verso le 21 e 30 due giovani su scooter lanciano una granata su un distributore a fianco del Bootleggers, pub frequentato da stranieri. Cercano la strage, ma l’ordigno manca le pompe di rifornimento. Un’altra cellula penetra nella Nariman House, centro ebraico frequentato da turisti israeliani.

Alle 21 e 40 scatta la carneficina della Victoria Station. La prima strage è alla sala ristorante affollata di viaggiatori. I terroristi cambiano caricatore due volte, sparano fino a quando il pavimento è coperto di cadaveri e sangue. Altri sono già sulle pensiline. «Una bomba è esplosa vicino al mio bagaglio, mia moglie è caduta colpita dai proiettili». Anche i treni in arrivo e in partenza finiscono sotto il fuoco. I pochi poliziotti che tentano una reazione vengono messi in fuga a colpi di granate. L’eccidio della stazione dura un’ora e mezzo. Alle 21 e 45 è iniziato l’assedio dell’Oberoi Trident, sul lato occidentale della penisola meridionale di Mumbay, una decina di minuti a piedi dal Taj Mahal e dal Leopold. L’uomo d’affari inglese Colin Tungate vede i terroristi nella lobby mentre apre le porte dell’ascensore. Un turista giapponese colpito al collo ci cade in mezzo. «Premevo il tasto di chiusura e le porte battevano sui suoi piedi. Li ho tirati dentro con un calcio e sono risalito». Mentre gli ostaggi dell’Oberoi vengono portati sul tetto, il commando della stazione raggiunge l’astanteria dell’ospedale Cama e fa strage di pazienti e infermieri. Alle 22 e 30 un altro gruppo di terroristi si scontra con una pattuglia di poliziotti davanti al Cinema Metro. Si impadronisce della loro automobile e alle 22.45 fa saltare in aria un taxi uccidendo tre persone. Lo scontro finale della prima notte è al porticciolo. Lì le forze di sicurezza richiamate da alcune segnalazioni eliminano due militanti rimasti a guardia di due gommoni carichi di munizioni forse destinati ad un ultimo micidiale attacco. La polizia e le forze di sicurezza usano la notte per mettere a punto un piano d’attacco, per capire dove sono posizionati i terroristi e gli ostaggi. Mentre esercito e cecchini circondano il perimetro degli hotel, le forze speciali lanciano il primo assalto al Taj Mahal e all’Oberoi. Ma quella prima carica lanciata alle 12.49 è tutt’altro che precisa. Le forze di sicurezza dopo un’ora di scontri riescono a portare in salvo un gruppo di ostaggi barricati nelle cucine e nei sotterranei del Taj Mahal ma non riescono a spingersi nei piani alti del palazzo dove sono annidati gli attaccanti. Alle 15 e 41 parte e s’interrompe anche un blitz contro la Nariman House dove sono tenuti in ostaggio un rabbino, sua moglie e un gruppo di ebrei ed israeliani.