Grand tour alla ricerca del «classico»

Con insolita angolatura Alessandra Di Castro sceglie il tema del viaggio nel Meridione d’Italia dell’Ottocento per la nuova mostra ospitata negli spazi della sua galleria di piazza di Spagna 3. Fino al 15 gennaio saranno esposte le opere di Edward e Robert-Henry Cheney frutto del loro viaggio in Calabria, Sicilia e Campania tra il 1823 e il 1825. Non esiste luogo più adatto di piazza di Spagna per raccontare il magico mondo del Grand Tour. Il curatore è Francesco Leone. I luoghi fatati della Sicilia, della Campania e della Calabria, così come apparivano agli occhi dei viaggiatori del XIX secolo e così come oggi non sono più, potranno essere riscoperti grazie a un insieme straordinario di acquerelli e disegni, davvero unico per numero e qualità, che due fratelli aristocratici inglesi, i pittori Edward (Badger Hall, 1803-1884) e Robert-Henry (Badger Hall, 1801-1866) Cheney, compirono tra il 1823 e il 1825. Figli del ricco e aristocratico Robert e di Harriet Carr (1770-1848), pittrice lei stessa già in Italia nel 1792 al seguito del celebre acquerellista inglese John «Warwick» Smith e anch’essa in mostra con un bel acquerello sul Carnevale Romano, i due rampolli viaggiarono con entusiasmo e interesse storico e letterario alla ricerca del cosiddetto «paesaggio classico». Luoghi mitici che ci sono stati tramandati da poeti come Orazio, nella celebre V Satira che racconta del suo viaggio da Roma a Brindisi, o da Virgilio nell’Eneide, carichi di suggestioni letterarie e legati al mito e alla poesia epica. Se l’insieme delle opere grafiche dei fratelli Cheney rappresenta l’asse centrale della rassegna, la presenza di dipinti, marmi colorati, pietre laviche renderà ulteriormente evocativa questa panoramica sugli itinerari del Grand Tour: le eruzioni del Vesuvio, di giorno e di notte, dello scozzese Jacob More (1740-1793; dipinto del 1782) e di Pietro Antoniani (1740 -1805), il prezioso piano in marmi colorati commissionato a Napoli dalla famiglia reale di Carlo III di Borbone alla metà del XVIII secolo, artisti stranieri del calibro del danese Martinus Rorbye (1803-1848), italiani del valore di Ippolito Caffi (1809- 1866). Dunque un’occasione che consente di riscoprire la magia incontaminata dei nostri luoghi d’origine; di capire com’erano prima delle devastazioni contemporanee. La costa tirrenica, Napoli e il suo golfo, Segesta, Selinunte, Taormina, Catania e molti altri luoghi ancora ci offriranno una panoramica di quelle terre attraverso il talento e l’interpretazione di raffinati artisti e le loro opere.