La «Grande Anima» della nonviolenza

Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma (che in sanscrito significa «Grande Anima»), è il fondatore della nonviolenza e il padre dell’indipendenza indiana. In Sudafrica, il Mahatma si batte per il riconoscimento dei diritti dei suoi compatrioti e dal 1906 lancia, a livello di massa, il suo metodo di lotta basato sulla resistenza nonviolenta - «satyagraha»: una forma di non-collaborazione radicale con il governo britannico, concepita come mezzo di pressione di massa. Gandhi giunge all’uguaglianza sociale e politica tramite le ribellioni pacifiche e le marce. Nel 1915 Gandhi torna in India dove diventa il leader del Partito del Congresso, partito che si batte per la liberazione dal colonialismo britannico. Nel 1919 subisce un processo ed è arrestato. Rilasciato, partecipa alla Conferenza di Londra sul problema indiano, chiedendo l’indipendenza del suo Paese. Nel 1930 organizza la marcia contro la tassa sul sale, campagna che si allarga al boicottaggio dei tessuti provenienti dall’estero. Il 15 agosto 1947 l’India conquista l’indipendenza, ma il subcontinente indiano viene diviso in due Stati, India e Pakistan. L’atteggiamento moderato di Gandhi sul problema della divisione del Paese suscita l’odio di un fanatico indù che lo uccide il 30 gennaio 1948.