La grande attualità di Benedetto XV

Francesco Gambaro

Fu il Pontefice «chiaroveggente», quello che avvertì prima di tutti l'inizio del declino dell'Europa «di fronte al predominante disordine morale». E fu anche il primo a rivolgersi ai capi di Stato in guerra, per invitarli con un appello famoso a porre fine «all'inutile strage». Come ha ricordato ieri l'onorevole Sandro Fontana nel presentare la ristampa di Paolo Cappa sul pontificato di Benedetto XV, («Dal non expedit al presidente De Gasperi»), Giacomo Della Chiesa, salito al soglio pontificio il 3 settembre 1914 col nome di Benedetto XV, «non ha avuto quelle fortuna storiografica che indubbiamente meritava». Almeno fino a quando il giornalista Paolo Cappa il 21 dicembre 1952 tenne al liceo D'Oria di Genova una conferenza proprio sull'ultime pontefice genovese, replicandola l'anno successivo a Bologna. La ristampa della conferenza è stata ieri l'occasione per ritornare sulla figura del pontefice che contribuì all'abolizione del «non expedit» (il divieto per i cattolici di partecipare alle elezioni politiche) e alla nascita del partito popolare, di cui il giornalista Paolo Cappa fu deputato nel 1919, nel 1921 e nel 1924. All'incontro tenutosi nel convento delle Madri Giuseppine e promosso dal sindacato libero scrittori italiani, hanno portato il loro contributo Emilio Artiglieri, Bruno Orsini, Sandro Fontana, l'onorevole Enrico Ghio e i consiglieri comunali Giuseppe Murolo e Paolo Repetto, moderati da Massimiliano Lussana, caporedattore dell’edizione genovese de «Il Giornale». Quest'ultimo ha posto l'accento sulla grande attualità dell'ultimo pontefice genovese «osteggiato ai suoi tempi dalle stesse forze che oggi osteggiano papa Benedetto XVI».