Il grande bluff genetico

Sedimentata la polvere sollevata dall'annuncio proveniente dalla Corea della clonazione di trentuno embrioni umani, vale la pena di analizzare in prospettiva cosa è davvero successo in campo scientifico ed il reale impatto che questo ha avuto sul dibattito in questo settore della ricerca. Nei giorni in cui esplodeva la notizia mi sono ritrovato a ripetere una frase che lasciava spesso interdetti i miei intervistatori: «Non è successo nulla di scientificamente rilevante»; è la non-notizia del secolo. Perché proprio di questo si tratta, di una non-notizia. Facciamo chiarezza. Circa un anno fa, lo stesso gruppo Coreano descriveva la clonazione del primo embrione umano a cui era stato «concesso» di crescere fino allo stadio di blastocisti, vale a dire fino a quello stadio di sviluppo a cui si possono raccogliere le cellule staminali embrionali - atto (...)

(...) quest'ultimo che comporta la morte dell'embrione, ma di questo parleremo un'altra volta. La tecnica era inefficiente. Dei duecento tentativi di creare embrioni clonati, generati introducendo il nucleo che contiene il materiale genetico di cellule adulte in altrettante cellule uovo (questo è il processo di trasferimento nucleare su cui si basa la clonazione) solo uno era andato a buon fine. Qual è, quindi, il nuovo messaggio che ci viene dai coreani, talmente pregnante da aver meritato gli onori della pubblicazione su una delle due maggiori riviste scientifiche mondiali qual è Science? Eccolo: hanno clonato più embrioni ed hanno migliorato l'efficienza del processo fino al cinque per cento. Fine della notizia. Da uomo di scienza la cosa mi dovrebbe lasciare assolutamente perplesso. Riviste scientifiche del calibro di Science pubblicano in genere solo scoperte che descrivono un nuovo fenomeno scientifico di enorme impatto o che identificano nuove teorie e processi fino ad allora sconosciuti. Ma la mera miglioria di una tecnica pre-esistente, per quanto utile essa possa essere, avrebbe normalmente trovato spazio solo in riviste minori. Da uomo comune colgo, però, l'essenza dell'intelligente scelta editoriale di Science. La clonazione umana è un argomento controverso che, inevitabilmente, crea accese discussioni all'interno della comunità scientifica ed a livello di mass media. Ha poi aiutato a dare più rilevanza al caso, il fatto che si sia sottolineato fino all'esasperazione come gli embrioni siano stati clonati da pazienti affetti da lesioni spinali e come questi ora avrebbero a disposizione una scorta di cellule «terapeutiche». Altra non-notizia. Clonare da pazienti con lesioni spinali non è in alcun modo diverso o più difficile che clonare da individui sani. Nulla di nuovo. Inoltre, le cellule generate non sono, purtroppo, utilizzabili per la cura delle lesioni spinali o altre e nessuno sa quando lo saranno. Non è nemmeno chiaro se le cellule prodotte sono normali a livello di espressione dei loro geni o se non sono contaminate da sostanze animali provenienti dal metodo usato per coltivarle, lo dicono gli stessi autori. Posso solo sperare che i tanti pazienti affetti da lesioni spinali non si siano illusi inutilmente, ancora una volta. Temo, infatti, di dover concludere che questa notizia non ci avvicina di molto ad una eventuale ed ancor inesistente terapia che impieghi le staminali embrionali. Ci avvicina al baratro della mera e nuda evoluzione tecnica (nemmeno tecnologica) che viene spacciata come scienza ma che scienza non è, che travolge qualunque barriera etica, qualunque dubbio e qualunque obiezione, mettendoci davanti al fatto compiuto, schiacciandoci, non con la forza della ragione, ma con la prepotenza che scaturisce dal suo essere controversa, questionata e questionabile. Parere personale? Riporto di seguito le parole del relatore olandese che mi precede al forum europeo dei consigli nazionali di bioetica europei che la commissione europea ha organizzato a Strasburgo e da cui vi scrivo: «La clonazione non è scienza ma una tecnica, per quanto complessa sia o possa sembrare».
Sarebbe sterile commentare l'ondata emotiva e mediatica che ha attraversato giornali, radio e televisione in Italia, quasi dovuta, visto l'avvicinarsi del referendum sulla legge 40, riguardo al quale la notizia coreana non ha alcuna rilevanza. Mi concedo, in conclusione, una leggera nota polemico-ironica. Nell'articolo di Science, ci viene spiegato come la più alta efficienza nel clonare embrioni umani sia dipesa dal fatto che si sono prelevati ovuli «freschi» dalle donatrici. La scoperta? Meglio ovuli freschi che congelati! Se solo si riuscisse a fare capire che questo vale anche per gli embrioni umani...
*Condirettore dell’Istitutodi ricerca sulle cellule
staminali del San Raffaele

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