Il Grande Centro convince soltanto gli ex dc

Favorevoli Volontè, Baccini, Rotondi, Pomicino e Segni. Maggioranza e opposizione bocciano l’idea di Monti

Francesco Kamel

da Roma

La voglia di Centro espressa da Mario Monti non rompe il muro di ostilità costruito a difesa del bipolarismo dalla Casa delle Libertà e dall’Unione. Rimane da capire perché un uomo vicino ai poteri forti dell’economia e a Romano Prodi, dalle pagine del quotidiano della Fiat, abbia voluto scuotere il mondo politico con una proposta difficilmente percorribile a pochi mesi dalle elezioni e con gli schieramenti già in assetto da combattimento. Un sondaggio a mezzo stampa per contare amici e avversari di quel fantomatico «partito della borghesia illuminata» che anche altre campagne mediatiche di quest’estate hanno voluto preparare? Certo, se gli «amici» rimangono nell’ombra, i «nemici» del grande Centro crescono di numero e serrano le fila.
Ieri Giulio Tremonti prima ha tuonato contro i «tecnocrati che hanno fallito in Europa» e poi ha bocciato il Grande Centro: «In Italia le leggi elettorali possono cambiare ma nel nostro Paese, come in Europa, c’è solo il bipolarismo: popolari o socialisti. Formule alternative miste, domestiche, inventate secondo strumentalità delle carriere personali, non hanno senso». Un «niet» su cui si ritrova quasi tutta la Cdl. Per Sandro Bondi «se si parla di Centro in modo astratto, dico che c’è già ed è rappresentato da Forza Italia». Mentre Alfredo Biondi ricorda che «in Italia la balena bianca c’è già stata ed è affondata» e «se si sfascia il bipolarismo si creerebbe solo una grande marmellata centrista». Per Adolfo Urso (An) «quella evocata da Mario Monti non è l’Italia democristiana ma l’Italia dei baroni». Mentre Gianni Alemanno si sofferma sul resto della presa di posizione dell’ex commissario Ue. «Monti - commenta l’esponente di An - era considerato come uomo di Prodi: dire che il centrosinistra non riesce a fare un programma è un dato significativo su cui riflettere». Per il leghista Roberto Calderoli «il Grande Centro lanciato da Monti e dai nostalgici della Prima Repubblica, sostenuto dai media, espressione dei poteri forti e gradito a un certo tipo di imprenditori» è «il cavallo di Troia con cui si sta procedendo ad affondare la candidatura di Prodi».
Nel centrosinistra hanno alzato le barricate. «Il problema italiano - ha dichiarato il Ds Luciano Violante - non si risolve immaginando un centro che non c’è e che, se ci fosse, renderebbe ancora più instabile la politica italiana». Il verde Alfonso Pecoraro Scanio dice «basta con le nostalgie di un grande centro che ora non servirebbe all’Italia». In uno sforzo esegetico Antonio Di Pietro afferma invece: «Monti non ha sostenuto che bisogna creare un terzo polo di centro, ma ha invece incoraggiato gli schieramenti a considerare la questione economica come argomento centrale». Anche nel cespuglio centrista di Clemente Mastella rimangono «freddi». Per il direttore del «Campanile» Nuccio Fava «Il vero valore in democrazia è la possibilità dell’alternanza, che non va perduta». Dalla Margherita, Giuseppe Fioroni ritiene condivisibile il ragionamento di Monti ma «l’unico centro riformista nel Paese non può, per storia e cultura, che trovarsi nel centrosinistra».
Solo nella galassia postdemocristiana la proposta di Monti trova espliciti consensi. Per Luca Volontè dell’Udc «la Germania dimostra che l’ipotesi del centro forte non è contraria al bipolarismo e non è un ritorno al passato». Mentre Mario Baccini rileva una «sintonia con le esigenze che ci sono in questo momento in Italia». Per Mario Segni «un Grande Centro ispirato ai grandi valori liberali e democratici sarebbe l’unica forma per rivitalizzare il Paese e il sistema». Secondo Paolo Cirino Pomicino (Dc) «un centro democristiano e liberale forte non è in antitesi con la democrazia dell’alternanza ed è uno strumento di forte stabilità politica». Infine Granfranco Rotondi, segretario della Dc, vuole «separare la rifondazione della Dc dalla questione del centro posta da molti in questo mese di agosto». Dice Rotondi: «La mia rifondazione democristiana potrebbe avere con una ipotetica alleanza di Centro lo stesso rapporto che la Rifondazione Comunista ha con la sinistra post-comuista».