GRANDE COALIZIONE CHI PAGA IL CONTO

Caro Berlusconi, vedo che ti stai convincendo a un governo di «larghe intese». Vogliamo parlarne? Partiamo dai dati di realtà. Il primo: questo Presidente della Repubblica è stato eletto allo scopo di non concedere elezioni anticipate quando cadrà Prodi. Secondo: la sinistra più evoluta ne ha le scatole piene di Prodi e degli estremisti sicché trama da un pezzo dietro le tende e si dice disposta a un accordo col centrodestra. Terzo: il governo Prodi è ormai inviso a tutti gli italiani sia di destra che di sinistra e tutti vogliono levarselo dai piedi. Ma la sinistra moderata vuole anche che noi togliamo per loro dal fuoco le castagne dei loro errori.
Obiezione numero uno: se si fa un governo di larghe intese si butterebbe con l’acqua sporca del governo Prodi anche il bambino del bipartitismo. Gli italiani sono ormai abituati ad assumere e licenziare governi e maggioranze come in ogni democrazia liberale. Con un governo di larghe intese si tornerebbe alla formula da prima Repubblica: «Ragazzo, lasciami lavorare, decido io per te». Non ti devi poi meravigliare se il cittadino di oggi, come le formiche di un tempo, nel suo piccolo s’incazza.
C’è poi un fatto compiuto e irreversibile che proprio tu hai determinato: nel 2001 facesti scrivere sulle schede della Casa delle Libertà «Berlusconi Presidente» introducendo con un geniale colpo di mano l’elezione diretta del Premier, tanto che Cossiga protestò perché era stata modificata per sempre la Costituzione materiale. Infatti da allora gli italiani credono, votando, di eleggere il Primo Ministro. Adesso invece dovremmo dir loro come nella filastrocca infantile: «Ci hai creduto, naso di velluto?». Davvero si può passare a rullo compressore, in nome del realismo moderato costruttivo e responsabile, sull’inebriante esercizio del comando popolare nell’eleggere il primo ministro? Gli italiani credono, proprio perché tu hai fatto in modo che lo credessero, che nessuno al loro posto può nominare un primo ministro senza violare la Costituzione materiale del bipolarismo e dell’alternanza: tolta una carta, tutto il castello viene giù.
Tu dirai: ma poiché Napolitano non ci concede le urne e poiché è bene che Prodi se ne vada, bisognerà pur fare un compromesso. Già, ma c’è un punto che non è chiaro: se Napolitano non concederebbe il ritorno alle urne oggi, perché mai dovrebbe invece farlo fra un anno o due? Sarà diventato più ragionevole o concederà elezioni anticipate soltanto quando il suo partito d’origine gli dirà che si può votare perché si può vincere? E allora: siamo sicuri che un governo di larghe intese non diventerà il «Centro Benessere e Lifting» per rinvigorire la sinistra e far pagare il conto all’Italia liberale?
Intanto, tra il 2001 e il 2006 Forza Italia ha perso due milioni di elettori che adesso riemergono chiedendo opposizione e chiarezza. È probabile che se votassimo oggi stravinceremmo, ma poiché non voteremo oggi ma soltanto quando lo deciderà il nostro vero sovrano, la sinistra che ha la nausea per Prodi dopo aver voluto Prodi, che ha l’orticaria per la sinistra radicale, dopo essersela sposata, perché soccorrerla? Inoltre, l’elettorato di noi liberali un po’ rivoluzionari e irresponsabilmente distruttivi (in questa situazione di sabotaggio e massacro della democrazia) è potentemente motivato da ideali che mancano alla sinistra. E la nostra forza sta nel fatto che la sinistra non è nemmeno attrezzata per rendersene conto sicché è ridotta a pensare col copia e incolla dei corsivi di Repubblica, schierando in retrovia i cadaveri delle categorie marxiste sui blocchi sociali. Questa è la loro debolezza che è anche la nostra forza. Suggerirei di non sprecarla.
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