Grande coalizione per l’emergenza

Stefania Craxi

Mi giunge notizia di qualche resipiscenza dei Ds sulla grande coalizione. Io dovrei essere l'ultima a parlare di grande coalizione perché lo scopo principale della mia lotta politica, cioè l'accertamento della verità storica sulla fine della Prima Repubblica, non sarebbe avvantaggiato da un clima di pacificazione, da un largo abbraccio che darebbe reciproca legittimazione alle due parti che oggi in Italia si contendono il governo del Paese, entrambe figlie di tangentopoli anche se con ben diversi carichi di responsabilità.
Io sono dunque l'ultima ad avere interesse alla grande coalizione. Eppure, guardando a fondo la situazione che si è creata, guardando al Paese che aspetta solo un po' di saggezza politica per tornare a essere grande fra i grandi, pensando alle miserie che ci attenderebbero da un governo in balìa delle sue forze estreme, pensando alla divisione verticale che spacca il Paese, io dico che la grande coalizione è l'unico atto di onestà e di responsabilità che la classe politica può offrire al Paese.
È immaginabile un governo che non può affidare un ministro e nemmeno un sottosegretariato a un senatore perché altrimenti non potrebbe affrontare serenamente nemmeno un giorno di lavoro a Palazzo Madama? È possibile un governo che non può garantire la presenza della sua maggioranza in tutte le commissioni? È presentabile un governo che in una delle due Camere deve affidare la sua sorte alla presenza di senatori eletti, i residenti, all'estero?
Ma questi sono soltanto inconvenienti di ordine pratico. In sede politica la situazione appare ben più grave. La rinuncia delle forze più moderate del centrosinistra a combattere l'estremismo ha prodotto il risultato che tutti temevano ma che nessuno ha cercato di contrastare: il successo pieno e tondo delle forze antisistema: Rifondazione ha 50 parlamentari in più, Di Pietro, dato per defunto, è risorto e ha raddoppiato i voti; li ha raddoppiati Diliberto il cui grado di responsabilità si può misurare sul caso della Baraldini; non sono andati male i Verdi, anche se avevano altre speranze; è solo rimasta al palo la Rosa nel Pugno, con Pannella e Intini esclusi dal Parlamento, in cui l'anacronistico anticlericalismo radicale, incautamente sposato da Boselli, ha cacciato via dalle urne le sparute truppe socialiste che ancora seguivano lo Sdi.
È inutile che Prodi dichiari di essere pronto a fare un governo forte e radicale; l'unico governo che può fare è un governo fortemente radicato sull'estrema sinistra. E non è un'opinione.
Non mi si può accusare di simpatia per i Ds. Ma per puro tecnicismo io mi chiedo se i Ds si sono resi conto che, rinunciando a combattere l'estremismo, questo sta tranquillamente mangiando il suo elettorato.
I Ds hanno toccato il loro minimo storico, al tempo della caduta del muro di Berlino, col 16 per cento. Ora, che non hanno toccato il 18 per cento, sono andati vicino a quel minimo. In un governo in mano alla demagogia della sinistra estrema, toccherebbe loro la stessa sorte che essi hanno riservato al Psi di Pietro Nenni e del primo centrosinistra. A tutto beneficio di Rutelli che da quella lotta fratricida non potrebbe che avvantaggiarsi.
Non ho alcun mandato per perorare la causa della grande coalizione ma sono sicura che il Presidente Berlusconi, proponendola, ha guardato più agli italiani che al suo interesse. Fare l'opposizione all'unico governo che Prodi può mettere in piedi è quasi un gioco da bambini, metterlo in ginocchio nel giro di un anno è una possibilità molto reale, non sarà difficile mettere in crisi le troppe compiacenze che ha avuto nella Confindustria, nelle banche, nei giornali.
È una situazione che mette sulla graticola chi governa e non chi sta all'opposizione. La proposta del Presidente Berlusconi non è una furbizia, è un atto di generosità e di responsabilità facilmente verificabile nel corso di una trattativa.
Mi sembra del resto che anche i tempi lunghi scelti dal Quirinale per dar corso alla soluzione della crisi e alla formazione del nuovo governo contengano un implicito invito a riflettere bene sul da farsi. Non credo che al Quirinale siano ignote le necessità del Paese e che cosa un governo Prodi può offrire.
Una grande coalizione non è un matrimonio in eterno. Serve a superare una fase di emergenza, a evitare che le difficoltà della politica ricadano sui cittadini. Che dovrebbe essere la prima preoccupazione di una classe politica che non ha perduto il senso della responsabilità.