Grande coalizione sulle autostrade

(...)della Lombardia, possibile secondo il governatore attraverso la nascita di quel polo autostradale del Nord su cui Prodi (meno) e il proprio sottosegretario Letta (di più) hanno manifestato interesse. Una «proposta ardita», l’ha definita il governatore, ma che risolverebbe una volta per tutte l’empasse di cui sopra, perché coi pedaggi si costruirebbero le strade che servono, senza passare dalle casse dello Stato. «Mica male, no?» si sono detti diessini e margheritini, mentre a Verdi, Rifondatori e Italia dei Valori iniziava a venire il mal di pancia. Eppure le grandi opere servono, tanto quanto il rilancio competitivo delle imprese lombarde, il miglioramento degli standard socio-sanitari, la valorizzazione di capitale umano e lavoro in questa regione, la messa in atto di quel sospirato federalismo fiscale che renderebbe finanziariamente autonoma la regione. Tutti temi che Formigoni intende mettere sul «Tavolo Milano» e ottenere l’appoggio del governo. Tutti argomenti che il governatore ha fatto inserire in un ordine del giorno di maggioranza, sul quale ha chiesto il voto unanime dell’assemblea. E, quindi, la prova che, sui temi di importanza strategica, la Regione è capace a fare gioco di squadra.
La richiesta ha mandato in confusione l’Unione, spaccandola come avviene di continuo a Montecitorio. Ds e Margherita hanno offerto la loro disponibilità a sottoscrivere il documento, gli altri a votarlo per parti separate. «O tutto, o niente» ha imposto la Lega, diktat che ha raffredato pure la parte ulivista. Poi - dopo lunghe pause di riflessioni e l’opera mediatrice del governatore sul Carroccio - si è tornati in aula, e in tarda serata il documento è passato con 55 voti a favore e solo 5 contrari. I voti di Cdl più Ulivo. Estremisti nell’angolo, con Agostinelli (Rifondazione) che chiede «una verifica immediata nell’Unione, perché non è stata una passeggiata». Per Formigoni, un trionfo: «Oggi abbiamo fatto politica vera, ragionando su interessi comuni e non per schieramenti. La Lombardia ne esce più forte di prima, e anche più forte dell’attuale Governo Prodi».