La grande corsa agli appalti. Nel nome di Rutelli

Rutelli. I suoi architetti. I suoi luogotenenti. Il mondo romano dei ministeri. È la fine del 2007 e Francesco Rutelli, vicepremier e ministro per i Beni culturali, viene evocato nei dialoghi fra imprenditori, costruttori, faccendieri vari. E con lui viene chiamata in causa quella nomenklatura che alberga nei ministeri. Vincenzo Di Nardo, direttore generale dell’impresa di costruzioni Btp di Firenze, si sfoga per esempio con un conoscente per aver perso l’appalto del Nuovo teatro della Musica di Firenze: «Il Presidente della Commissione è Nastasi, Salvo Nastasi che è l’uomo di Rutelli nella parte musicale... è stato anche al Maggio musicale di Firenze... è stato per tanti anni, per tre o quattro anni il commissario».
Un business da 80 milioni di euro. E Di Nardo, sfiduciato, chiama l’architetto Andrea Maffei: «Chi è che decideva in questa banda?», chiede Maffei. «Tale ruolo - risponde Di Nardo - è ricoperto dall’ingegner Angelo Balducci, questo Balducci che è l’ex provveditore delle opere pubbliche a Roma ed è l’uomo di Rutelli dentro il ministero... capito? e sono tutti uomini suoi. Fabio De Santis che ha firmato il progetto è un dipendente sottostante a Balducci... capito? La Forleo che ha ha aperto le buste è una dipendente sottostante a Balducci... erano tutti con lui al provveditorato alle opere pubbliche di Roma e poi si sono trasferiti».
Ora Balducci e De Santis sono stati arrestati. Ma in quelle ore la rabbia di Di Nardo è incontenibile. E in un altro colloquio con Maffei è anche più esplicito: «Ascolti, il dato di fatto è questo, che questo è un appalto banditesco... punto e basta... cioè noi si è cercato ma sa c’è un sottobosco romano che è fatto di gente che bazzica i ministeri... ci sta tutte le mattine... capito?»
Affare chiuso. Partita persa. Maffei concorda: «Ah, ecco il famoso Desideri che... sì c’è il dubbio che questo romano c’avesse il giro, ho capito, è scuola romana questa, ’sti romani vanno molto forte... avevano già deciso da mesi».
Per la cronaca Desideri è Paolo Desideri, l’architetto che ha firmato il progetto vincente per l’impresa di Emiliano Cerasi. Che a sua volta è vicino al Walter Veltroni sindaco di Roma. Claudio Cerasi, il papà di Emiliano, fa outing con il Corriere della Sera in vista delle elezioni del 2006: «Io sono più vicino a Veltroni». Qualche collega, letta quella dichiarazione, ironizza: i Cerasi hanno buoni motivi per tenersi stretto Veltroni. Hanno sbaragliato la concorrenza vincendo l’appalto per la realizzazione del Maxxi, il Nuovo museo di arte del 21 secolo appena inaugurato, hanno costruito il Palaexpo e pure l’Auditorium Parco della Musica progettato da Renzo Piano. Non basta, perché in parallelo i Cerasi vincono anche a Firenze. Dove a regnare incontrastato è Balducci. E non a caso.
Il nuovo teatro del capoluogo toscano è stato inserito fra le opere programmate per i centocinquant’anni dell’unità d’Italia e il premier Romano Prodi ha messo a capo di tutti i grandi eventi proprio Balducci. Insomma, Rutelli, ma anche Veltroni e Prodi. La grande politica che sponsorizza il rinnovamento architettonico del Paese.
Gli ideali e i sogni di grandeur diventano oggetto di feroci dispute fra architetti e costruttori e burocrati a loro volta legati a filo doppio ai big della sinistra? Desideri è l’inventore della definizione «sistema gelatinoso» che il gip di Firenze Rosario Lupo mette in evidenza nell’ordinanza di custodia.
E si capisce allora l’episodio che Di Nardo narra in un’altra conversazione: «Due mesi fa venne Di Pietro da noi a Roma all’Ance e ci fu un imprenditore che disse: ministro, è una vergogna quella che voi state facendo per i 150 anni dell’unità d’Italia... perché non s’è mai vista una cosa di questo genere... se vuole gli posso dare nome e cognome di chi vince, va bene? E Di Pietro gli disse: Lo so che è una vergogna... e ci fu molto scalpore e il giorno dopo un imprenditore romano, Emiliano Cerasi, è quello che ha vinto a Firenze».
Di Nardo, in quei colloqui, ipotizza anche un intervento di Di Pietro: «Perché poi gli dà visibilità incazz... con Rutelli, cioè se potesse dimostrare che Rutelli ha gestito questo... che Veltroni ha gestito questo in modo disonesto... ». Ma il tribuno Di Pietro non dirà una parola. La dice, invece, Paolo Palombelli, il commercialista cognato di Rutelli: Repubblica l’ha accostato «alla cricca di Diego Anemone», l’imprenditore pure finito in manette. E Palombelli annuncia querela.