«Il grande cruccio di Leopoldo? Cedere il Pirellone»

«Cedere il grattacielo Pirelli gli causò un grande dolore, tanto che la sua prima posizione fu quella di affittare tutti i piani tranne l’ultimo, per il suo valore simbolico». Lo ricorda così l’amico d’infanzia Piero Bassetti.
La notizia giunge come un fulmine a ciel sereno alle orecchie di primo presidente della Regione Lombardia: «Non eravamo esattamente coetanei, lui era di tre anni più grande ed era molto amico di mio fratello». I ricordi cominciano ad affiorare nella mente: «Andavamo a sciare nello stesso albergo a Saint Moritz, un hotel molto modesto che rispecchiava la morigeratezza e la sobrietà di casa Pirelli». Riservato, molto serio, composto, aveva ricevuto un educazione severa, ed era difficile vederlo ridere. «Lo rividi dopo la guerra, avevamo 20 anni. Fu l’inizio della nostra amicizia. Fu allora che Leopoldo - racconta Bassetti - iniziò a rendersi conto che la responsabilità del futuro dell’azienda di famiglia sarebbe caduta sulle sue spalle, e questo lo rendeva un po’cupo».
Un uomo che aveva fatto dell’azienda la sua ragione di vita. Il suo umore e i suoi pensieri erano legati a doppio filo alla Pirelli. «Fu molto amareggiato (...)