La grande famiglia de «il Giornale»

Ora è ufficiale: i lettori del Giornale sanno stare in compagnia. E che compagnia: in Terrasanta eravamo quattrocento. Troppi? In teoria sì, ma alla fine nessuno si è lamentato. E non solo perché la ripartizione in otto gruppi - decisa da Carlo «Charlie» Rimoldi dell'agenzia Avvenimenti che ha gestito le guide, i pernottamenti e gli spostamenti - ha funzionato a meraviglia. C'è qualcosa di più, qualcosa di unico: lo spirito di chi legge il nostro quotidiano.
Siamo partiti e non ci conoscevamo. Siamo tornati con la piacevolissima sensazione di appartenere a una comunità di persone perbene, che condividono gli stessi valori. Indro Montanelli lo ripeteva sempre: «il Giornale è una grande famiglia». Sono passati 15 anni da quando lasciò la direzione, e ora che al comando c'è un direttore poco più che quarantenne e dall'aria sbarazzina, nulla è cambiato. Sì, siamo ancora una grande famiglia, che sa apprezzare la vita e non si prende troppo sul serio.
È stato un viaggio dalla forte valenza spirituale, storica, religiosa. Ma allietato da uno spirito positivo, da un buon umore contagioso. Nonostante il tempo. Per i primi tre giorni, tutto bene. A Masada e sul Mar Morto faceva caldo: 26 gradi. E le foto, pubblicate sul sito del Giornale, di chi ha fatto il bagno nell'acqua salata lo testimoniano. Ma Gerusalemme ci ha riservato un'accoglienza inaspettata in questa stagione. Sole? Macché. Quattro gradi, pioggia, vento, nebbia, persino qualche fiocco di neve. Roba da restare chiusi in albergo per tre giorni.
Invece no: tutti presenti. E a caccia di ombrelli. Abbiamo fatto la fortuna dei venditori ambulanti della Città Vecchia. Una signora toscana ne ha comprati addirittura tre in un giorno. Non appena lo apriva un colpo di vento glielo distruggeva.
E quanti episodi divertenti: il lettore di Latina che ha tentato di entrare nel Santo Sepolcro, accodandosi a una processione di monaci copti e quando lo hanno individuato se n'è andato fischiettando. Quelli che in conferenza ponevano domande facili, facili del tipo: «Può riassumermi in tre minuti la vita di Gesù?» o «Mi indichi, per cortesia, la soluzione per la pace in Medioriente». I tanti aneddoti, come il lettore di Torino colpito da una gastrite che voleva tornarsene in casa, ma che alla fine continuava a ringraziarci per averlo convinto a restare. La signora che è partita (e non si è persa un minuto), nonostante avesse la mascella blu per una brutta caduta sulle scale.
Abbbiamo provato decine di bar di Gerusalemme e di Nazareth alla ricerca di un caffè godibile e ora che tutto è finito noi del Giornale proviamo una piacevolissima nostalgia. Quella per un viaggio con 400 nuovi amici in Terrasanta.
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