Il «Grande Fratello» Google nel mirino della Ue

Bruxelles: dubbi sull’utilizzo dei dati privati degli utenti

da Milano

Dopo Microsoft anche Google finisce nel mirino dell’Unione europea, questa volta preoccupata per la tutela della privacy degli utenti. Ma quali sono le analogie tra le due società? La più evidente è la quota di mercato enorme nei rispettivi settori: circa il 90% per il sistema operativo Windows installato su quasi tutti i pc del globo da Microsoft e il 75% delle ricerche in rete per il supermotore Google. Record che comportano fatturati da capogiro ma che scatenano anche attenzioni non desiderate da parte degli organismi di controllo.
Così, ieri, la Commissione europea ha confermato le indiscrezioni comparse in un articolo del Financial Times. «L’Ue è preoccupata per il modo in cui Google conserva e tratta i dati degli utenti, temendo una violazione delle norme sulla privacy», ha detto Johannes Laitenberger, portavoce dell’esecutivo comunitario. Ad attivarsi sull’argomento è stato il gruppo di lavoro «Articolo 29», di cui fanno parte funzionari dei paesi membri che forniscono consulenze all’Ue sulla tutela della privacy, subito appoggiati dall’esecutivo Ue.
Secondo il quotidiano londinese in una lettera il gruppo di lavoro ha chiesto a Google informazioni sul suo sistema di trattamento dei dati degli utenti. Il motore di ricerca infatti conserva in enormi database le parole cercate dagli utenti, l’indirizzo del server da cui operano e anche i «cookies» (ossia i biscottini, che sono i programmi inviati nel computer dell’utente per identificarlo a ogni navigazione). Google finora conservava i dati a tempo indefinito (fino al 2038). A marzo, però, dopo diverse sollecitazioni degli organi Usa competenti ha annunciato che la permanenza sarà limitata a due anni. Una durata considerata ancora troppo lunga dai membri di «Articolo 29». Anche se Peter Fleischer, un consulente di Google per la privacy, ha spiegato che la conservazione di dati per un certo tempo è necessaria per la tutela da attacchi di hacker e da eventuali abusi del sistema pubblicitario del motore di ricerca stesso. Ora Fleischer dovrà rispondere alla Commissione entro giugno.
Per Google non si tratta, comunque, di una sorpresa. La società di Mountain View, infatti, è da alcuni anni prima nelle classifiche in rete per il cosiddetto «Big Brother Award» (il premio Grande Fratello), ossia quello assegnato alla tecnologia più invasiva in fatto di privacy. Non c’è dubbio, comunque, che l’Ue non abbia gradito le ultime dichiarazioni dell’amministratore delegato di Google, Eric Schmidt. Il manager ha infatti spiegato l’obiettivo prossimo della società: non solo raccogliere e fornire informazioni, ma anche di organizzare l’esistenza degli utenti arrivando addirittura a suggerire il lavoro più adatto o come trascorrere le vacanze. Insomma, pubblicità ipermirata: un obiettivo che va ben oltre quello promesso agli inserzionisti pubblicitari dai canali televisivi.
Per questo è già in fase di sviluppo il programma Google Recommendations, dove il motore «Grande Fratello» suggerirà all’utente quali prodotti e servizi usare tenendo ovviamente conto delle sue preferenze.