Il Grande fratello inglese controlla tutti i telefoni

Gran Bretagna, da oggi i dati sulle chiamate, numeri inclusi, sono a disposizione della polizia e di centinaia di enti, come le agenzie per il cibo e per il gioco d’azzardo

Londra - Da oggi attenti a chi chiamate, il governo vi ascolta. E poco male se a farsi i fatti vostri fosse soltanto qualche dipendente dell’establishment, la nuova legge che entra in vigore in Gran Bretagna consente quasi a tutti di monitorare le chiamate telefoniche di chiunque.

Le nuove disposizioni, messe in atto nell’ambito di una serie di misure antiterrorismo con un decreto del ministro degli interni Jacqui Smith, concedono alla polizia e ai servizi di sicurezza inglesi un diritto che chiedevano da tempo: poter avere libero accesso ai dati delle conversazioni telefoniche di cittadini e aziende. Ma è un diritto che non spetta soltanto a loro. Sono ben 795 gli organismi abilitati dalla nuova legislazione, che peraltro è stata approvata senza neppure dover affrontare un dibattito parlamentare. Tra questi le autorità fiscali, l’agenzia per il cibo, il dipartimento per la Salute, i servizi all’immigrazione, l’autorità per il gioco d’azzardo e la commissione per gli enti di beneficenza. E ancora le fondazioni ospedaliere, il dipartimento per l’ambiente e quello per i trasporti, il corpo dei vigili del fuoco e quello della Marina militare, l’autorità per l’energia atomica e 475 comuni disseminati in tutto il territorio britannico.

Insomma, nel Paese che ha imposto al mondo la parola privacy, il privato non esiste quasi più. Tutti gli enti della lista potranno venire a conoscenza del tipo di chiamata fatta, la sua durata e il nome e l’indirizzo del soggetto che l’ha effettuata. Sotto controllo anche i telefoni cellulari che ovviamente potranno evidenziare anche dove si trovava l’utente al momento della chiamata, dettagli molto utili alla polizia nel caso si debba rintracciare qualcuno che sta chiamando per esempio da una macchina. Ammesso che si tratti di un ricercato, in caso contrario il controllo può rivelarsi più una molestia che un servizio di pubblica utilità. È un po’ questa l’accusa che le organizzazioni dei diritti civili hanno subito rivolto al governo, chiedendo spiegazioni sul perché il diritto d’intrufolarsi nelle conversazioni altrui sia stato concesso a così tanti soggetti.

Provvedimenti simili erano già stati presi nel resto d’Europa, ma secondo i critici, mai ad un livello simile. E non è finita. Entro il 2009 il piano governativo prevede di estendere i controlli anche a internet. Saranno in molti a poter conoscere quali siti sono stati visitati, i destinatari delle email inviate e le telefonate fatte via web. Secondo le nuove regole inoltre le compagnie telefoniche dovranno conservare tutti i dati delle chiamate almeno per un anno e renderle accessibili per le autorità che le richiederanno. Non tutti i «beneficiari» della legge disporranno dello stesso numero di dati e tutte le richieste necessiteranno di una speciale autorizzazione.

«Il livello più dettagliato d’informazioni - ha spiegato ieri al giornalista del Mail on Sunday un portavoce del ministero degli Interni - sarà accessibile per legge soltanto ad organismi come le forze di polizia e simili. Altre autorità come il dipartimento della salute o dell’ambiente potranno invece usufruire soltanto di una parte dei dati che verrà utilizzata per prevenire o scoprire eventuali crimini». I Comuni potranno usare alcune di queste informazioni per scoprire chi ha fatto richiesta o riceve dei sussidi senza averne il diritto. Il nuovo sistema sarà sottoposto alla supervisione del commissario per le intercettazioni che già si occupa del controllo di legalità sui controlli telefonici effettuati dai servizi segreti e dalla polizia.