Grande fratello sui telefonini: saremo sorvegliati 24 ore su 24

Google lancia un software per i cellulari.
Con l’applicazione <em>Latitude</em> è ora possibile che amici e familiari
sappiano la nostra posizione in qualsiasi momento. Ma solo su richiesta

Milano - «’A str..., addò state? Che ffàte? Addò annàte?». Così, con un tono di noia infinita nella voce strascicata, il “coatto” Carlo Verdone di un film di qualche anno fa apostrofava al telefonino i suoi simili, presto imitato (magari non necessariamente con l’“elegante” vocativo) da milioni di giovanissimi. Ma presto il rituale tentativo di localizzazione via cellulare cambierà. L’immane sforzo di chiedere «dove siete?» non sarà infatti più necessario grazie all’ennesima alzata d’ingegno di Google: la “geolocalizzazione” dei telefoni cellulari.

Prima di gridare al nuovo grande fratello - nel senso orwelliano del termine, in questo caso la Tv non c’entra - sarà bene precisare che questa nuova funzione di Google Maps per i cellulari e i dispositivi wireless viene attivata solo su richiesta. L’applicazione si chiama «Latitude» e serve in pratica a far sapere ad amici e familiari dove ci si trova in qualsiasi momento. È l’evoluzione di un precedente sistema che però richiedeva che i cellulari fossero dotati di apposito Gps, che ora non serve più: basta digitare il numero del proprio cellulare sull’apposito sito internet o in alternativa visitare «google.it/latitude» sul browser web del proprio cellulare. Il risultato sarà quello desiderato: la comparsa di un’icona che mostra la posizione del proprio amico o familiare, il quale ovviamente a sua volta aveva in precedenza provveduto a registrarsi dando la propria disponibilità.

Nonostante queste relative limitazioni, Latitude promette di essere uno strumento utile, se non per tutti certamente per chi considera essenziale il concetto di reperibilità. Nel senso che sapere dove si trovano determinate persone in un dato momento consente, almeno in teoria, di «riempire dei vuoti»: con chi andare a cena o al cinema, chi incontrare, magari a sorpresa, dopo uno spettacolo serale. O di soddisfare la propria curiosità: se il fratello è effettivamente partito per il finesettimana, dov’è andato in vacanza l’imprevedibile amico giramondo e cose del genere.

È evidente che non sempre la gente gradisce di essere rintracciata, neanche se ha dato a suo tempo la propria disponibilità. Il tema della privacy è dunque fondamentale quando si ha a che fare con simili strumenti. A Google garantiscono che il diritto alla riservatezza è assicurato: non solo oscurare la propria posizione è sempre possibile, ma Latitude consente anche di scegliere di volta in volta se escludere qualcuno degli autorizzati dall’accesso alla conoscenza della propria geolocalizzazione. Correndo, si capisce, dei rischi: è logico infatti che le antenne dei partner si drizzino se un elemento di reperibilità magari fornito come garanzia della propria fedeltà viene improvvisamente a mancare.

È probabilmente a situazioni di questo tipo che devono aver pensato gli ideatori di Latitude quando hanno deciso di mettere a disposizione degli utilizzatori una varietà di possibili personalizzazioni, sia rispetto ai contenuti, sia rispetto alla precisione dell’ubicazione, sia rispetto alle persone cui far conoscere le informazioni che li riguardano.

Google Latitude è partito ieri contemporaneamente in 27 Paesi, tra cui l’Italia. Funziona su diversi dispositivi mobili, tra cui la maggior parte dei BlackBerry, dei dispositivi basati su Windows Mobile 5.0+ e su Symbian S60 (smartphone Nokia). Presto sarà rilasciata una versione per iGoogle, per i dispositivi cellulari G1 T-Mobile basati su Android e per i Phone.