«La grande musica è senza patente»

Sulle prodezze artistiche di Ludovico Einaudi, suoi suoi celebri «suoni circolari» s’è già detto tutto. Le sue composizioni sono un marchio doc della musica per pianoforte contemporaneo, ormai riconosciute dalla Scala al Bolshoi. Minimalismo e lirismo, classica e jazz, avanguardia ed elettronica, sono il suo grimaldello per fondere suoni colti e popolari. Non fa eccezione il suo nuovo album Nightbook (al primo posto della classifica di musica classica di Itunes) e l’entusiasmo che accompagna la sua tournèe, al debutto stasera agli Arcimboldi (ore 21, www.teatroarcomboldi.it), ma a furor di popolo è già stata fissata una ulteriore data milanese allo Smeraldo.
Da dove nascono il successo e la ricerca di Einaudi?
«Dalla curiosità che mi spinge ad esplorare nuovi territori musicali. È una cosa che ho sempre fatto e che oggi è più visibile perché sono più conosciuto».
E quali sono le sue ultime curiosità?
«Spesso partono da lontano. Per il nuovo disco mi sono ispirato a un concerto-installazione che tenni all’Hangar della Bicocca. In quel luogo c’era una acustica da cattedrale, dove risaltava il suono del pianoforte unito all’elettronica. Da quel progetto ho elaborato molto materiale che suono oggi».
Dopo i successi nei teatri più famosi del mondo ora il suo tour trova favori un po’ ovunque all’estero.
«Ho appena concluso una tournée impegnativa oltreconfine, 25 date concentrate in poco tempo, e sono soddisfatto perchè sono stato apprezzato dal pubblico di città come Belfast o Praga dove non ero mai stato».
Lei non ama definirsi; quali sono le sue attitudini più jazzistiche e quali meno, e quelle classiche?
«In fondo jazz e classica hanno una forma di elaborazione simile, più di quanto si pensi, perché entrambe hanno momenti scritti e improvvisazione. Le forme strutturali e armoniche rimangono simili, oggi però conosciamo suoni che vengono da paesi e culture diverse. Io cerco di assimilare e di personalizzare».
Provi a definirsi per noi...
«Compongo ed eseguo sapendo che strutture musicali, tempi, sviluppi non mutano più di tanto. La musica da sempre vive sulla ripetizione per rinnovarsi, e la bella musica si insinua nelle stanze più diverse senza bisogno di patenti per muoversi».
Qualcuno la definisce minimalista, e pionieri del minimalismo come Glass e Nyman spesso sono molto criticati. Il minimalismo è in crisi?
«Minimalismo è un concetto che sta stretto a tutti. La cosa importante è l’anima e la ricerca, il resto sono sterili definizioni».
Oggi c’è più musica di qualità o era meglio in passato?
«È diverso: oggi con la velocità di Internet ci sono molte più possibilità per tutti. Ci sono molte più cose e bisogna selezionare di più. Gli anni Settanta sono stati un periodo meraviglioso per la musica, in cui sono nati tanti fermenti culturali».
Una cosa positiva di oggi?
«Le case discografiche faticano a vendere dischi e questo è un male; ma è anche positivo perchè spingono il vero artista ad andarsi a cercare la buona musica».
Lei è una fucina di progetti.
«Ora comporrò la colonna sonora di un film con Bruno Cremer basato sull’ultimo libro di Tiziano Terzani».