La grande novità dell'anno: il Tea Party

Si è imposto nel dibattito politico negli Stati Uniti
lavorando ai fianchi il partito repubblicano e affermandosi nelle primarie. Sarah Palin: non leader ma icona

Washington - Non ci sono dubbi, la grande novità di queste elezioni è il Tea Party. Un movimento politico indipendente che, in meno di due anni, ha già centrato tre risultati: mettere alle corde Obama, ridare slancio all'opposizione repubblicana, porre al centro della politica la democrazia dal basso. Quest'ultima in America non è una grande novità, nel senso che, con il meccanismo delle primarie la democrazia è, giocoforza, dal basso. Però un conto sono i singoli candidati, più o meno indipendenti, altra cosa i movimenti che si prefiggono di influenzare le scelte dei partiti. Il Tea Party si è imposto nel dibattito politico negli Stati Uniti lavorando ai fianchi il partito repubblicano, su alcuni temi forti: il principale è quello della rivolta contro le tasse. Nel giro di pochi mesi il Tea Party è passato dalla protesta, spesso estremista, confusa e spontanea, contro "Washington ladrona", alle alchimie più raffinate della politica statunitense.

Contro quel "socialista" di Obama Tutto ebbe inizio all’indomani dell’elezione di Obama alla Casa Bianca. Nei primi mesi del suo governo, molti uomini, autodefinitisi "patrioti", scesero in piazza per protestare contro la riforma sanitaria e l’intervento pubblico nell’economia deciso dal presidente per fronteggiare la crisi. Ma all’epoca, la loro rabbia non era rivolta solo contro gli odiati democratici complici del socialista Obama. Nel mirino avevano anche i vertici repubblicani, accusati di essere troppo moderati e incerti nella loro opposizione. Tuttavia quella fase è ormai superata.

I patrioti del Boston Tea Party Il movimento, che si rifà ai patrioti della celebre rivolta antitasse di Boston del 1773 (quando furono gettate in mare le casse di tè inglese), in buona sostanza chiede questo: il ritorno alla Costituzione e ai principi dei "padri fondatori". Meno Stato, meno tasse e più libero mercato. Da tempo ha abbandonato ogni folklore. Si è "ripulito", mettendo da parte le parrucche e i costumi d’epoca, indossando invece il doppiopetto, raffinando ed edulcorando i propri messaggi.

La sfida all'establishment Dopo aver sfidato e spesso sconfitto l’establishment repubblicano alle scorse primarie, il Tea Party si proietta verso le elezioni, certo di portare molti dei suoi uomini e donne a sedere alla Camera e al Senato. A questo punto, la grande incognita è capire quale sarà il loro contributo al campo repubblicano in vista delle prossime elezioni per la Casa Bianca, alla fine del 2012. Il Grand Old Party, dopo aver sofferto la concorrenza di questi neofiti della politica, ha scelto la via del dialogo, cercando realisticamente di far convergere il loro elettorato tradizionale con quello più movimentista composto dai fan di Sarah Palin e della Fox News. Così, molto realisticamente, ha scelto di allargare la tenda includendo anche loro.

Il ruolo di Sarah Palin Per mesi i vertici repubblicani hanno temuto che l’alleanza con i Tea Party, considerati degli estremisti, facesse perdere troppi voti al centro, tra gli elettori moderati. Insomma, fosse un abbraccio mortale. Anche Sarah Palin, con le sue tesi eccentriche da "Pit Bull col rossetto", è stata vista come una minaccia. Anzi c’era chi riteneva addirittura che il successo dei patrioti spingesse troppo a destra la linea politica del partito, spianando la strada a Obama e alla sua rielezione. Di recente, però, le cose sono cambiate. Sono sparite (non del tutto ma quasi) le magliette con la faccia di Obama con i baffetti da Hitler o le svastiche. E questo movimento ha cominciato a fare sempre più sul serio, tentando di coronare il sogno di poter cambiare la politica, dal basso. Un po' come aveva promesso di fare Obama. Anche se con una visione del mondo, e della politica, inevitabilmente diversa. E la Palin? Non si può dire che sia la leader del Tea Party, che di leader veri e propri, sino ad ora non ne ha. Una cosa però è indiscutibile: lei ci prova - e lo farà fino all'ultimo - a usare il movimento come trampolino in vista delle prossime preidenziali del 2012. A meno che non spunti un nuovo leader.