«Un grande progetto per gli spazi pubblici»

«È la rivoluzione dello spazio pubblico». Carlo Masseroli, assessore all’Urbanistica, guarda al 2015.
Intanto, la consulta architettonica del Bie non vedrà un granché...
«Al contrario, vedranno dei cantieri aperti: quello di Garibaldi-Repubblica, il grande cantiere dell’ex Fiera, la Fiera di Milano, vedranno intorno la realizzazione appena completata dei due alberghi, vedranno una serie di altri lavori importati in giro per la città. Poi ci sono dei progetti che in questo momento così complesso hanno subito dei rallentamenti, da Santa Giulia a Porta Vittoria, che è però è fermo per motivi di natura giudiziaria. Credo che vedranno una città in grande fermento».
Vedranno anche le polemiche su Glisenti.
«Un po’ di tempo si è perso, ma Glisenti si è smarcato alla grande rispetto al problema. Questi mesi nei quali non c’è stata comunicazione sul lavoro fatto, in realtà, sono stati mesi in cui si è lavorato sotto traccia e non appena la società dell’Expo sarà costituita, come un fiume carsico si tornerà a fare comunicazione dei temi che più interessano a tutti noi».
Solo problemi di comunicazione?
«Le dinamiche societarie hanno prevalso sulla comunicazione alla città rispetto ai contenuti e al lavoro fatto. Ma per parlare di contenuti c’è bisogno che il soggetto sia formalmente esistente».
Quale contenuto emergerà?
«Dal punto di vista urbanistico Milano sta vivendo una grandissima rivoluzione, che io definirei la “rivoluzione dello spazio pubblico”. Stiamo pianificando la città, cosa che non si faceva dal 1954, e stiamo giocando la pianificazione tutta sulla sostenibilità demografica, economica e ambientale e tutte le politiche che metteremo in campo hanno queste caratteristiche. Stiamo disegnando una città sostenibile che non consumerà altro territorio. Si gioca la partita di una svolta cittadina tutta centrata sull’interesse pubblico».
Come cambierà Milano?
«La città avrà una grande quantità di alloggi in affitto, così da rispondere all’attrattività generata dall’Expo e non solo, con alberghi low cost, per giovani e per categorie di visitatori che usano la città per tempi brevi. Quindi, edilizia temporanea, una grande quantità in più di verde. Milano gioca una grande partita di sostenibilità, intesa come capacità economica di realizzare servizi e di mantenerli, e di generare un ambiente più vivibile, e servizi più vicini a ciascun cittadino».
Come si dà coerenza alla città che nasce?
«Il piano che stiamo facendo ha proprio questo obiettivo, cioè di generare una città come sistema. Anche i progetti privati devono diventare tasselli di una città pubblica. L’altro grande strumento è quello della perequazione, che libererà a proprietà pubblica qualcosa come 20 milioni di metri quadri di area all’interno della città. Per noi l’Expo è una politica di spinta in questa direzione. Di certo, dobbiamo iniziare al lavorare. Siamo certi di farcela».
Nonostante le difficoltà dell’economia?
«La crisi si fa sentire, perché le banche difficilmente danno disponibilità economiche agli operatori. Questo però paradossalmente genera delle condizioni che per l’housing sociale diventano più favorevoli, perché si tratta di progetti a basso rendimento ma anche a basso contenuto di rischio, e su questo stiamo puntando tantissimo. In più, abbiamo il supporto dal governo nazionale. Ovvio che il rapporto di condivisione con il governo passa attraverso la chiusura, che mi auguro molto vicina, di questa fase. Così arriveranno i finanziamenti per le metropolitane e quant’altro. Ma siamo vicini a completare questo percorso».