La grande prudenza dei generali di Tsahal

Andrea Nativi

«Uso sproporzionato ed eccessivo della forza». Non potendo accusare Israele di impiegare armi di distruzione di massa o proibite e non potendo negare la legittimità della reazione di Israele all’attacco condotto da guerriglieri partiti dal Libano, tollerati se non incoraggiati dal governo di Beirut, si sta cercando di scaricare le responsabilità del nuovo conflitto su Israele. In mancanza di appigli giuridici, visto che Israele ha tutto il diritto di muovere una guerra «regolare» ai guerriglieri e al governo che li legittima e protegge, si pone l’accento sulla sproporzione della risposta militare israeliana, che, per utilizzare la barocca terminologia zapateriana, sarebbe da condannare perché incarna appunto un «uso eccessivo e offensivo della forza». Peccato che, per sua natura, la violenza sia rivolta a offendere, cose o persone. L’uso difensivo della forza, che sarebbe «buona», non esiste e fa il paio con quella «difesa attiva» usata in Italia nel 1999 per definire i bombardamenti sul Kosovo e soprattutto sulla Serbia.
In realtà Israele sta conducendo le sue operazioni militari con la massima attenzione, utilizzando costose munizioni guidate di precisione, lanciate per lo più da aerei ed elicotteri, per colpire i bersagli militari o strategici. E lo «spreco» di armi pregiate per colpire magari obiettivi di scarso valore assoluto si giustifica proprio con l’esigenza di limitare i danni collaterali. In altri casi invece utilizza l’artiglieria, meno precisa, ma rivolta contro bersagli militari specifici.
Purtroppo spesso ci vanno di mezzo vittime civili innocenti, anche perché Hezbollah utilizza edifici civili come comandi, postazioni di lancio per i suoi razzi, depositi, in violazione delle norme di diritto bellico, proprio perché spera in questo modo di preservarli dal fuoco degli aerei israeliani. Al contrario, i razzi di Hezbollah, sparati contro obiettivi esclusivamente civili, villaggi e città, dovrebbero essere classificati come «terroristici».
Tsahal sta ammassando formazioni pesanti, equivalenti a due-tre divisioni, al confine, per l’eventuale avanzata in forze. Il terreno nella zona, accidentato e montagnoso, è sfavorevole alle manovre di grandi unità meccanizzate. E visto che l’obiettivo non è ripulire la fascia di confine, sarà indispensabile far smontare la fanteria per controllare sistematicamente postazioni, bunker sotterranei, villaggi: un’operazione lunga e pericolosa nella quale una parte del vantaggio tecnologico e di potenza di fuoco israeliano viene annullato. Gli uomini di Hezbollah sono duri combattenti negli scontri ravvicinati. Quindi lo stato maggiore israeliano ricorrerà all’offensiva terrestre solo come extrema ratio.
Ma l’ammassamento di forze ha anche una dubbia valenza politica-psicologica non solo nei confronti del governo libanese, ma anche sulla comunità internazionale, che viene «stimolata» a intervenire. Ed è proprio Hezbollah ad aver respinto i punti del segretario generale dell’Onu per fermare le ostilità.