La grande recessione? Non c’era Ma attenzione ai conti pubblici

Secondo l’Ufficio studi della Confindustria è in atto una sostenuta ripresa economica, che deriva da un recupero di fiducia che si basa su fatti che riguardano le famiglie, le imprese e i mercati finanziari. La Confindustria per le famiglie non entra nei dettagli, ma credo che si possa dire che le famiglie italiane, a differenza di quelle degli altri Paesi, non hanno visto crollare i loro redditi perché tutto sommato l’aumento della disoccupazione si è verificato in modo lento e graduale ed essa non ha raggiunto quel livello del 9-10% che si poteva temere.
Inoltre, le retribuzioni non hanno subíto una diminuzione, in termini reali, perché i prezzi hanno sin qui registrato aumenti limitati, generalmente inferiori a quelli, anche essi limitati, registrati dalle retribuzioni. E poiché le nostre famiglie non hanno una massa oppressiva di debiti per mutui immobiliari o vendite a rate, né sono impelagate in debiti semestrali sulle carte di credito, nel complesso il loto potere di acquisto ha tenuto.
Il fatto che le banche adesso siano meno propense di prima a concedere prestiti e dilazioni di prestiti alle famiglie e alle aziende familiari, non ha messo in crisi i bilanci familiari. Inoltre, nessuno più teme per i risparmi costituiti dai conti in banca o dalle case (il patrimonio delle famiglie italiane è per l’85 per cento circa costituito da immobili, secondo le ultime rilevazioni della Banca di Italia). Infatti i valori immobiliari non sono crollati, si sono solo un po’ sgonfiati, ma rimangono molto sostenuti, anche perché le famiglie non hanno ridotto la loro domanda di case. La Borsa tiene e non ci sono stati fallimenti di banche o imprese che abbiano lasciato i risparmiatori con carta straccia al posto dei loro titoli, come accadde in passato con i tango bond e i titoli Parmalat.
Le imprese hanno riacquistato la fiducia perché il commercio estero è in forte ripresa, dopo la caduta a picco precedente. Secondo la Confindustria l’export è in aumento del 4% e del 4,2% nei prossimi due anni dopo il -22% cumulato nel 2008-2009 grazie all’aggancio parziale «e con l’usuale ritardo al pieno risveglio della domanda globale che aumenterà del 9,5% nel 2010 e 7% nel 2011». Per gli investimenti il recupero sarà agevolato dagli incentivi fiscali, come la Tremonti-ter e dal recupero di progetti accantonati a causa dell’incertezza del quadro economico. I mercati finanziari, per quanto riguarda i dati interni hanno riacquistato tranquillità perché le banche generalmente chiudono l’anno in attivo, dato che i clienti-famiglie e le imprese pagano regolarmente gli interessi e gli ammortamenti. Così le perdite sull’estero sono più che compensate dagli utili in Italia.
Però, attualmente, ci sono due focolai di crisi finanziaria che hanno messo in allarme i mercati finanziari, quella di Dubai, che sta rientrando a causa del fatto che Abu Dhabi presta 10 miliardi di dollari alle società parastatali di Dubai e quella, più grave, della Grecia. Una parte dei debiti di Dubai sarà ristrutturata, cioè a dire sarà prorogata, senza oneri per il debito e quindi con un perdita per i creditori. E i mercati finanziari, ovviamente, registrano ciò negativamente.
Per il debito pubblico dello Stato greco la situazione è più incerta. E la valutazione è quella di scarsa solvibilità, salvo un intervento di aiuto da parte delle autorità europee, che però sarebbe accompagnato da un commissariamento di fatto della Grecia da parte della Commissione Ue e della Bce.
La Confindustria stima che il Pil in Italia sia caduto quest’anno del 4,7 per cento, cioè meno di quel 5,1 per cento che era stato previsto in precedenza. Per il 2009 prevede un recupero dello 1,1 per cento, cioè più dello 0,7 che si trova ancora nelle nostre previsioni ufficiali. Ma ai dati del 2007 non si ritornerà neanche alla fine del 2011. La lentezza della ripresa dipenderà anche dal fatto che, secondo la Confindustria, la disoccupazione nel 2009 e nel 2010 aumenterà ancora, arrivando al 9%. Possiamo consolarci con il rilievo che in Spagna, Francia e Regno Unito le cose andranno peggio. E naturalmente ancora peggio le cose stanno andando per la Grecia.
In sintesi, la burrasca è passata ed è tornato il sereno, ma abbiamo ancora, davanti a noi, un periodo di recupero, in cui ci vorranno redini salde per il bilancio pubblico e un governo saldo e autorevole, per evitare un allarme sul nostro debito, dopo quello sul debito greco.
Ma nello stesso tempo ci vorranno nuove azioni del governo per accelerare la ripresa e sorreggere le imprese nel rilancio delle loro attività.