Il grande record arriva nel silenzio L’Inter come il Real di Di Stefano

Nel weekend calcistico degli spalti vuoti, anche a porte aperte, con appena 113mila spettatori nei sei impianti dove il pubblico è entrato, i nerazzurri conquistano la vittoria numero 15. Adriano torna imperatore e stordisce il Chievo. A Roma gli ultrà <strong><a href="/a.pic1?ID=156271">fischiano Raciti</a></strong>

Verona - Quindicesima vittoria consecutiva in campionato, preso anche il Real di Di Stefano. Dal 4-1 interno con il Livorno del 29 ottobre a ieri, 11 febbraio, vittima di turno il Chievo. Nel frattempo 36 reti, la consacrazione dei due esterni difensivi Maicon e Maxwell, il ritorno di Adriano: tre brasiliani durante la stagione del freddo, un altro segnale che l’Inter sta sovvertendo ogni stereotipo mentre il campionato è solo alla 22ª giornata. Ieri Adriano ha giocato novanta minuti da Imperatore, ha cavato fuori un sinistro dopo 43 secondi che ha ibernato la partita, ha corso, protetto il pallone, spizzicato sulla seconda rete di Crespo, ha fornito due assist splendidi a Stankovic e ancora a Crespo, infine ha costretto Mandelli e Lanna al giallo. Mancini ha avuto parole di grande elogio per lui che gli ha anche impedito di stramaledire l’indisponibilità di Ibrahimovic: «Spero di averlo alla ripresa degli allenamenti», ha solo aggiunto con evidente ironia.
Ai primi di febbraio questa è la squadra base, un gruppo che non fa una grinza, chi vuole entrare deve strafare altrimenti solo un benedetto turn-over può aprirgli un varco. Lo hanno capito Toldo, Samuel, Grosso, Dacourt e Cruz, tutti calciatori che sarebbero titolari in qualsiasi squadra di serie A. Ieri una progressione fallita di Maicon ha trovato Vieira in perfetta copertura sulla fascia difensiva di destra a tamponare con successo su Semioli. Con questi meccanismi l’Inter riesce a coprire sempre il campo e deprime l’avversario.
Il Chievo ha giocato un primo tempo rabbioso, Obinna e Semioli molto bene, ma il muro nerazzurro rimbalzava ogni loro idea, solo a pochi minuti dallo scadere del primo tempo c’è stato un vero pericolo per Julio Cesar che si è ritrovato quasi miracolosamente la palla fra le braccia. Le altre incertezze si sono viste solo in avvio per due palle perse a centrocampo da Vieira, fra i più penalizzati sul campo gibboso. Il francese aveva però innescato con una verticalizzazione la rete di Adriano e si è poi ripreso alla grande, dominando su ogni palla aerea. Quasi come Stankovic, ormai uno dei grandi interpreti del nostro campionato. Dejan ha fluttuato fra le due linee avanzate, assalendo ogni pallone e mancando di pochi centimetri il meritato gol con un destro a giro a inizio ripresa.
Al 12’ c’è stata anche una rete di Crespo preceduta da un fischio di Messina che ha colto bene l’argentino in fuori gioco, ma l’off-side era veramente microscopico e l’azione quasi magistrale con Adriano che ha aperto in area per il compagno. Anche Figo nel finale, dopo una serie di dribbling, ha tentato d’autorità di riproporre la propria candidatura nella squadra titolare sfiorando la rete su assist delizioso di Cruz. Qui nessuno può permettersi un passo falso, Mancini magari concede pochi minuti e occorre sfruttarli al meglio.
Detto questo entrambe le reti interiste non sono state limpidissime. Adriano si era allungato un po’ troppo la palla, Moro sembrava in vantaggio e il brasiliano ha nuotato nell’aria mulinando le braccia per liberarsi del difensore. Nessuna plateale protesta dei veronesi. Così come nella rete di Crespo, viziata da un tocco di mano individuato solo al rallenty e apparso lieve. Del Neri al termine dell’incontro ha affiancato Messina, ma chi conosce il tecnico del Chievo assicura che è una sua abitudine. Prossimo turno a San Siro con il Cagliari, con il record di vittorie consecutive che potrebbe sfondare la storia del football.