Grande sfida fra pianisti a Monza

Piera Anna Franini

Il pianista-leggenda Arturo Benedetti Michelangeli nel 1938 si classificava al settimo posto al concorso E. Ysaye di Bruxelles. La regina lo rincuorava ricordando al prode artista che “il sette porta bene”. L’anno dopo, Michelangeli avrebbe vinto il Concorso di Ginevra sollevando gli entusiasmi di Alfred Cortot che esplodeva con il celeberrimo: «È nato un nuovo Listz». Quel concorso avviava una carriera con pochi pari.
Corsi e ricorsi di un genere o meccanismo, come lo si voglia definire, che è la croce e la delizia di tanta gioventù musicale. È il concorso musicale, istituzione che nella storia non ha mancato di stroncare talenti portentosi promuovendo artisti poi scomparsi nel nulla, così come è accaduto esattamente il contrario, e che ancora oggi entra nel novero delle strategie più accreditate per farsi conoscere.
Il tutto con i debiti distinguo, perché in questo proliferare di concorsi, in Italia e all’estero, risulta sempre più difficile individuare quello che ancora possa funzionare come trampolino di lancio e non si limiti a disperdere energie e illusioni.
Fuori Milano, a Monza, la pianista Rina Sala Gallo avviava già nel lontano 1947 un concorso pianistico destinato a lunga vita, al lancio di alcune carriere e ai ritocchi del caso, tra cui la conversione in internazionale promossa negli anni Settanta.
Organizzato dall’Associazione Musicale di Monza con la collaborazione dell’assessorato alla cultura di Monza, il patrocinio della Provincia e della Regione, il Rina Sala Gallo, giunto alla sua diciannovesima edizione, si rimette in moto oggi al teatro Manzoni di Monza per concludersi il 1° ottobre, sempre a Monza.
L’edizione 2006 ha attratto 99 pianisti di venticinque nazioni, il più giovane dei quali è Adrian Tanski del 1988: il montepremi è di 27.500 euro, oltre a concerti che saranno offerti dal Comune di Monza, dal Credito Artigiano, Gioventù musicale d’Italia e Università Popolare di Monza.
Come tradizione, l’Oriente è ben rappresentato: accanto al solito stuolo di pianisti giapponesi cresce il flusso di ragazzi dalla Cina, Paese fino a qualche anno fa totalmente assente e oggi fucina di pianisti interessanti (vedi Lang Lang e Yundi Li). Presiede la giuria Riccardo Risaliti, didatta di spicco del panorama italiano, maestro di non pochi concertisti affermati.
Vittorie e fallimenti a parte, si sa. Il meccanismo del concorso è crudele e spesso a perdere è proprio chi s’è guadagnato un premio. Rovescio della medaglia, riconoscimenti in concorsi di rilievo riescono ancora a catturare l’attenzione di organizzatori e discografici, benché «i vincitori non siano comunque una garanzia di vendita», come commenta Mirko Gratton di Universal Music.