Un grande Solenghi «barbiere» playboy dall’innata simpatia

Successo a Padova per la rilettura delle «Nozze di Figaro» tradotta da Enrico Groppali. Due atti di irresistibile spasso con magnifici costumi e scene

nostro inviato a Padova

Che Figaro fosse un barbiere, per giunta di qualità, lo sanno tutti. Che poi si sposasse, lo ignorano in tanti. Il fatto è che Il barbiere di Siviglia ha avuto una fragorosa cassa di risonanza con l’opera (lirica) di Rossini, mentre Le nozze di Figaro, pur se musicate da un certo Mozart, non hanno fatto altrettanto clamore. Almeno tra i melomani di complemento. Comunque sia Le nozze di Figaro, scritta come del resto Il barbiere, da Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, o più semplicemente Beaumarchais per i frettolosi, è una commedia cardine del teatro leggero francese, che da due secoli fa sbellicare l’Europa.
Dopo le svariate edizioni del dopoguerra, prima quella diretta da Luchino Visconti nel ’46, con Vittorio De Sica, è stata ripescata dal drammaturgo e critico teatrale del Giornale, Enrico Groppali, che l’ha proposta alla compagnia Lavia Anagni, trovando immediata accoglienza. Groppali ne ha curato la raffinata traduzione, cavando il meglio dai cinque atti originari, saggiamente ridotti a due, di irresistibile spasso. Dopo Rimini, Bologna, Firenze e Padova, sosterà per tutto maggio all’Eliseo di Roma. Con l’occhio alla prossima stagione, al Carcano di Milano.
Mattatore Tullio Solenghi, impagabile Figaro, un attore che, all’innata simpatia, aggiunge la vocazione all’umorismo sottile. La storia, tra infiniti equivoci, racconta i travagliati maneggi di Figaro per sposare Susanna, la cameriera di Rosina, nobildonna dopo il matrimonio col conte d’Almaviva. Nove personaggi nei magnifici costumi e scene di Andrea Viotti, diretti da Matteo Tarasco. Tutti bravi, da Marcellina (Sandra Cavallini) a Basilio (Giancarlo Condè) a Almaviva (Roberto Alinghieri).
Tra le innumerevoli battute, eccone una sulla democrazia che non avrebbe sfigurato in Sabrina di Billy Wilder (ricordate? «Nessun povero è stato mai detto democratico per aver sposato un ricco»): «Quando il potere è in mano d’uno solo, quest’uno sa d’esser uno e di dover contentare molti; ma quando i molti governano, pensano soltanto a contentar se stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa: la democrazia!».

LE NOZZE DI FIGARO di Beaumarchais. Regia di Matteo Tarasco. Con Tullio Solenghi. Roma, Teatro Eliseo per tutto maggio