Grande sport, siamo considerati di serie "B"

Sabato non è partito un Giro d'Italia qualsiasi ma quello del centenario. Nato a Milano per iniziativa di un quotidiano milanese, la Gazzetta dello Sport, in questi cento anni, il Giro ha preso il via quasi sempre da Milano, spesso addirittura da piazza del Duomo in omaggio alla sua conclamata milanesità, ed è arrivato quasi sempre a Milano. Quest'anno, niente: partenza da Venezia e arrivo a Roma. Celebrando le sue origini milanesi, il Giro tratta Milano con sufficienza: una tappa, come se si trattasse di una città qualsiasi. Non stiamo a recriminare, ne abbiamo già parlato: è uno schiaffo che Rcs Eventi, organizzatore del Giro, affibbia alla città delle origini per cinismo e ingordigia, andando da chi paga di più. Uno schiaffo, però, che la città incassa senza protestare. Non è che uno dei sintomi del declino di Milano come capitale italiana dello sport. Scomparsi da anni pugilato e il ciclismo su pista, i più importanti eventi sportivi italiani ormai si svolgono tutti a Roma: dal tennis (gli Internazionali) al nuoto (quest'anno gli Europei), dall'atletica al rugby (il «Sei Nazioni» sempre al Flaminio). E ora Roma sta perfino organizzando un «suo» Gran Premio di F1 su circuito urbano che metterebbe inevitabilmente in ombra Monza. E Milano? Sta a guardare inebetita e rassegnata. O indifferente. Da anni, da decenni perché questa storia comincia molto tempo fa. Milano ormai si accontenta del calcio e di San Siro. Ma dal sommario quadro fatto prima si può intuire la ragione principale del declino: la mancanza di strutture. Manca un palazzo dello sport: crollato sotto la neve dell'85, da 24 anni si discute se e dove ricostruirlo. E poi niente stadio del tennis, niente stadio del nuoto, non una struttura sportiva di livello europeo. Dobbiamo rassegnarci a questo triste declassamento? C'è un solo modo per contrastarlo: realizzare impianti di livello internazionale per il tennis, per il nuoto, per l'atletica e per i giochi di squadra. Qualcuno pensa che sarebbe stato meglio candidare Milano alle Olimpiadi del 2016 anziché all'Expo 2015 per le ricadute di immagine e strutturali. Forse non ha torto.