Grande Stevens: «Il patto si farà nessuna tensione tra Fondazioni»

Il presidente della Compagnia nega contrasti Superdividendo: «Decideranno i manager»

da Milano

«Fra le quattro Fondazioni ci sono rapporti meravigliosi», dice Franzo Grande Stevens, presidente della Compagnia di San Paolo riferendosi agli altri compagni di viaggio (Cariplo, Carisbo e Cariparo) nel capitale di Intesa Sanpaolo. Tanto che, aggiunge: «Non c’è nessuno slittamento, stiamo parlando e discutendo e si firmerà ai primi di febbraio, entro il 10», intendendo il patto di consultazione che dovrebbe raccogliere il 22-23% del capitale della Superbanca.
Ci tiene, Grande Stevens, a smentire chi pensa che tra gli Enti non siano solo rose e fiori. Nessuna tensione, cioè, fra «torinesi», primi soci del gruppo bancario con l’8%, e «milanesi», rappresentati da Cariplo e dal mondo Intesa, che della Superbanca esprime presidente e amministratore delegato. Con le due Fondazioni minori, originariamente socie di Torino, che si starebbero sintonizzando su Milano. Una potenziale divisione che sarebbe stata sottolineata dall’assenza della Compagnia nel capitale della Sgr che gestirà il fondo da 2 miliardi per le infrastrutture. Sgr partorita sotto l’ala della Cariplo, a cui hanno partecipato le altre principali Fondazioni italiane (tranne CariVerona).
Anche in questo caso, dicono a Torino, non ci sono motivi di polemiche: l’assenza del Sanpaolo sarebbe dovuta solo al fatto che la Compagnia ha già dato, costituendo già da tempo un fondo analogo (Tripla P, da 120 milioni) con la «sua» Sgr, Fondaco. Non importa se qualcuno fa notare che in Fondaco sono presenti anche Carisbo e Cariparo, che pure sono entrate nella nuova Sgr. Quello che importa è la disponibilità della Compagnia, confermata da Torino, a entrare comunque nel nascituro fondo.
C’è poi la questione della cedola futura della Superbanca. Il presidente Cariplo, Giuseppe Guzzetti, si aspetta «un pingue dividendo per contante». Mentre Grande Stevens ieri ha preso una posizione ben meno dirigista: «È una decisione del management che deve stabilire se ha le munizioni e come utilizzarle».
Insomma, le diversità ci sono tutte. Resta da vedere se si tratta di frizioni tra due mondi fisiologicamente in concorrenza, quello sabaudo e quello meneghino, o qualcos’altro. E non ci sarà niente di meglio del patto su Intesa Sanpaolo per verificare lo stato delle cose: se le quattro Fondazioni sapranno firmare l’accordo di prelazione, ponendosi come motore di un patto più ampio, in cui invitare anche altri soci, allora vorrà dire che la sintonia di fondo non manca. Viceversa i sospetti di divisione diverranno realtà.