LA GRANDE SVOLTA

da Roma

Fatta la lista, ora bisogna fare il partito. E non sarà un’impresa facile ma un grande percorso che dovrà superare asperità e difficoltà e fare i conti con un primo problema: far conoscere il simbolo del Popolo delle libertà, archiviando la stagione dei marchi multipli e ben radicati nell’immaginario collettivo.
In questo senso è facile prevedere una martellante campagna pubblicitaria che dovrà assicurare la conoscenza diffusa e capillare del nuovo simbolo. Così come sicuramente saranno messe in agenda una serie di grandi manifestazioni comuni che dovranno servire a rappresentare visivamente l’inizio del nuovo corso, la discontinuità rispetto al passato e la celebrazione di una sorta di fondazione simbolica della nuova creatura. In questo senso il modello che verrà ripercorso sarà quello della manifestazione del 2 dicembre a piazza San Giovanni, quando le macchine di Forza Italia e An lavorarono a stretto contatto di gomito.
Naturalmente il percorso di costruzione è tutto da compiere. E il lavoro vero e proprio verrà rimandato al dopo elezioni perché ora l’imperativo è quello di concentrare le energie sulla campagna elettorale e sulla vittoria. Ma la formazione delle liste comuni - su cui si inizierà a discutere dalla settimana prossima - rappresenterà un primo esercizio concreto per la costruzione del nuovo partito. Così come un altro segno concreto della nascita della nuova formazione sarà la formazione dei gruppi parlamentari unitari alla Camera e al Senato. Certo, ragionano dentro Forza Italia e An, qualcosa in termini di finanziamenti si perderà ma la diminuzione del budget potrebbe essere minimizzata qualora il risultato elettorale fosse all’altezza delle aspettative.
Nell’ambiente politico viene dato per scontato che i capigruppi saranno uno di Forza Italia e uno di An ma è chiaro che nel nuovo scenario il ruolo dei vicecapogruppo diventerà decisamente più pesante e importante. Ovviamente si dovrà iniziare a discutere anche delle sedi e della cassa del partito ma, durante la campagna elettorale, tutto resterà separato. Ci saranno poi alcuni passi formali da compiere. Gianfranco Fini, ad esempio, riunirà presto la direzione del partito per ratificare la sua decisione. Così come viene data per scontata la convocazione di un congresso in autunno che avrà il compito di decretare la conclusione del percorso di An. Diverso il discorso per Forza Italia che aveva già iniziato il cammino verso la dissoluzione. Naturalmente la situazione è diversa da quella inizialmente prefigurata visto che il sogno di Silvio Berlusconi sta prendendo forma in tempi molto più stretti rispetto a quelli inizialmente ipotizzati e anche gli attori si sono moltiplicati. Il nucleo degli iscritti al nuovo partito sarà naturalmente rappresentato da coloro che parteciparono alla grande adunata dei gazebo, oltre ai tesserati di Forza Italia. A questi ora si aggiungeranno gli iscritti agli altri partiti: da An alla Dc per le Autonomie, dai Liberaldemocratici ai Repubblicani, fino al Nuovo Psi di Caldoro, al Partito dei pensionati, ad Alternativa sociale e la Fiamma tricolore.
Se in questa prima fase ci sarà un graduale affiancamento delle strutture organizzative, dopo le elezioni si procederà agli adempimenti statutari veri e propri. Senza dimenticare che nella road map fissata da Berlusconi per la fondazione del Popolo delle libertà era già prevista la formazione di una serie di commissioni e, soprattutto, la convocazione di un’assemblea costituente. Il timore di qualcuno è che la formazione del governo finisca per far passare in secondo piano il lavoro da compiere sul partito. In questo senso è possibile che alcuni big decidano di dedicarsi alla grande missione del partito unitario. Per Forza Italia, ad esempio, si fanno i nomi di Franco Frattini e Claudio Scajola come risorse da spendere e utilizzare per questo delicato compito. Per Alleanza nazionale sarà Altero Matteoli ad avere un ruolo importante in tutta la fase pratica e organizzativa. Ma in ogni caso è possibile che, complice la coincidenza tra la nascita del nuovo partito e la formazione dell’esecutivo, si proceda a un rinnovamento della classe dirigente. Il Popolo delle libertà, inoltre, si posizionerà saldamente dentro il Partito popolare europeo e questo verrà sancito anche nello statuto, contando sulla presenza di Forza Italia, delle componenti ex democristiane e su quella di An che, a prescindere dalla nuova formazione, nel 2009 sarebbe stata accolta nella grande famiglia dei moderati. Quel che è certo è che il cammino verso il partito unitario del centrodestra è ormai iniziato. E «l’intendenza seguirà» per dirla con Napoleone. Ma perché questo accada sarà decisiva la volontà dei leader di portare il progetto fino in fondo.