Il "Grande vecchio" eterno teorema contro il premier

Berlusconi da 15 anni viene considerato il vero e unico capro espiatorio di tutti i misteri d’Italia. I magistrati pensano che sia colpevole: ma le prove non spuntano mai

Imputato, si alzi. È colpevole. L’unica cosa certa è che lo vogliono condannare. Il resto verrà dopo. Non importa come, con quale reato, quale etichetta. Non importa il processo, il luogo, la sporca storia che spegnerà per sempre quel male oscuro chiamato «berlusconismo». Qualche cosa prima o poi verrà fuori. È questo il paradosso. Berlusconi non sarà mai innocente fino a prova contraria. È l’imputato. È l’anomalia. È un rompicapo. È qualcosa del tipo: bisogna spazzarlo via, vediamo chi ci riesce. Forse non esiste un partito dei giudici, ma una mentalità diffusa sì: Berlusconi non può non essere colpevole. È il più classico dei pregiudizi. C’è un uomo che da quasi quindici anni, da quando ha sconfinato nella politica, deve dimostrare la sua innocenza. Come in un videogame ha dovuto superare livelli sempre superiori. All’inizio c’era il falso in bilancio, ora c’è di tutto. L’assedio è quasi completo. Quello che mette paura sono le accuse. I pm di Caltanissetta sono andati alla ricerca dei «mandanti a volto coperto» degli omicidi Falcone e Borsellino. E chi hanno indagato? Berlusconi. Tutto archiviato nel 2002, ma con parole pesanti nei confronti del gruppo Fininvest. Stessa storia a Firenze. Vi ricordate l’Accademia dei Georgofili? Le bombe del 1993? Anche lì secondo la procura c’era la mano di Berlusconi. Berlusconi mafioso, Berlusconi stragista, Berlusconi dinamitardo. Berlusconi colpevole di tutto. Mancano solo Garlasco e via Poma. Berlusconi accusato dal pentito Spatuzza di essere socio di Riina. Berlusconi che ricicla i soldi sporchi sui conti svizzeri dell’Arner Bank. Berlusconi spunta in ogni cosa losca. È il principio di tutti i peccati. Quest’uomo è davvero al di là del bene e del male?

Sembra che l’Italia abbia trovato finalmente il «grande vecchio», l’uomo che sta dietro a tutti i mali, il burattinaio, il cavaliere oscuro che tocca le trame grigie, nere e palermitane di questa penisola. È il pezzo mancante dell’equazione, quello che spiega la nostra storia, i tanti buchi neri, i gialli non risolti, le bombe senza nome, la variabile misteriosa che risolve tutti i quesiti. È i conti con la nostra storia, come se dalla sua sconfitta dipendessero anni e anni di misteri: da piazza Fontana a Ustica, dai delitti del Mostro alla Cupola di tutte le cupole. È il mea culpa di una nazione che sta cercando il capro espiatorio per tutti i conti che non tornano. Noi, che ci nutriamo da anni di mezze verità, abbiamo bisogno di un feticcio per la nostra coscienza. Molti pensano di averlo trovato. Dopo Belzebù, tocca a lui. In fondo, anche Roland Emmerich lo ha voluto come cameo nella sua apocalisse Maya. Il Cavaliere travolto dalla fine del mondo mentre prega sotto la cupola di San Pietro. Gli altri leader del mondo scappano, lui sta lì a subire il giudizio degli dei.

Berlusconi è il colpevole assoluto. È il simbolo da mettere al rogo per voltare pagina e guardare al futuro. Queste cose i pubblici ministeri non le dicono, ma molti le pensano. Il guaio è che non lo fanno per cattiveria, e neppure per giustizia, ma per luogo comune o per ambizione. Chi sarà l’audace eroe che riuscirà a colpire il cuore del drago? È questa la scommessa. Questa è l’impresa. Il togato che butterà per terra il Caimano vivrà il suo quarto d’ora di celebrità. Sarà come quel Jack McCall che freddò Wild Bill Hickok mentre giocava a poker in un saloon di Deadwood. Un colpo solo, dopo che tutti gli altri hanno fallito.

Quella tra Berlusconi e il partito dei giudici non è più solo una questione da tribunale. È una sfida politica, un regolamento di conti. È il duello che ha caratterizzato la vita di questo Paese. Come un tormentone, come una vendetta, come un’anomalia. La sensazione è che ormai non ci sia più mediazione. Il Cavaliere rivendica il diritto democratico di governare, convinto di essere vittima di una persecuzione totale. I magistrati scavano, cercano, pescano pentiti alla ricerca della prova che confermi il teorema. Berlusconi è colpevole, prima o poi vi diremo perché.