«Grande viabilità, la delibera è illegittima»

Marcello Viaggio

Presunta violazione da parte del Comune di Roma della legislazione nazionale ed europea in materia di appalti pubblici. Il capogruppo del Ppe, Antonio Tajani, e l’europarlamentare di Forza Italia, Alfredo Antoniozzi, hanno depositato ieri pomeriggio a Strasburgo un’interrogazione urgente sulla gara che il Campidoglio si accinge a bandire per la manutenzione e la gestione di 800 chilometri di strade cittadine (la cosiddetta Grande Viabilità) dell’importo di 740 milioni. La concessione avrà la durata di 9 anni e sarà affidata a un’unica società di servizi. La complessa vicenda è stata illustrata ieri dai due esponenti azzurri nella sede romana del Parlamento Europeo. Con loro anche Pasquale De Luca, capogruppo di Forza Italia in Campidoglio, che poche ore dopo ha spedito un esposto-ricorso al prefetto di Roma e al Tar del Lazio, dal contenuto analogo a quello dell’interrogazione.
La delibera di giunta capitolina sotto accusa è la numero 683 del 5 dicembre 2005. L’importo della concessione è di 582 milioni per i lavori di manutenzione stradale vera e propria, e di 126 milioni per i servizi (controllo e vigilanza sui lavori). Altri 29 milioni, previsti dalla stessa delibera, sono ripartiti fra otto soggetti (pure da individuare su bando) per ulteriori controlli sullo stato delle strade. In tutto, circa 740 milioni. «Dall’esame del bando - denunciano Tajani e Antoniozzi - si rileva come la scelta dell’istituto della concessione dei servizi non sia legittima alla luce della legislazione comunitaria (Reg. CE 2195/2002) e nazionale e della giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Ue. I lavori, in base agli stanziamenti previsti, sono di gran lunga superiori al 50 per cento e non costituiscono un elemento accessorio (rispetto ai servizi, ndr). Quanto all’istituto della concessione, alla luce delle Direttive 93/37/Cee, 18/2004/Ce, e della Giurisprudenza della Corte di Giustizia, si rileva come (...) i costi delle opere e dei servizi da realizzare sono integralmente sopportati dall’amministrazione comunale senza alcuna previsione di diritti e oneri in capo al concessionario. Inoltre, dalla lettura dei criteri di aggiudicazione, emerge come nella valutazione espressa in punti e relativa all’offerta economica, tecnica e gestionale, vi sia un’assoluta illegittima prevalenza di elementi propri dei servizi, laddove i servizi rappresentano un mero elemento complementare e il contratto è qualificabile come di lavoro pubblico e quindi soggetto alla normativa in materia di appalti pubblici e non di concessione di servizi. Si chiede d’intervenire tempestivamente con un’accurata e urgente analisi del caso di presunta violazione da parte del Comune di Roma della legislazione nazionale e comunitaria in materia di appalti pubblici». «L’operazione, oltre che illegittima e fuorilegge, procurerà un grave danno alla piccola e media imprenditoria romana - aggiunge Tajani - perché il subappalto cui saranno costrette le imprese sarà inevitabilmente un nodo scorsoio a detrimento dei lavori». La delibera 638 è blindata, non dovrà passare al vaglio del consiglio comunale. «Il vincitore del bando - denuncia il capogruppo De Luca - si troverà a gestire per 9 anni la somma di 740 milioni. Una sola società privata diventerà il più grande ente appaltatore sul territorio del Comune di Roma. Ciò ipoteca le due future gestioni politiche del Campidoglio, la prossima e quella successiva, e offre a pochi la garanzia di guadagni futuri. Con la delibera, inoltre, si tagliano fuori dal controllo dei pericoli e dello stato di sicurezza del manto stradale, perfino le autorità di pubblica sicurezza, come prevede il Codice della Strada». Nei prossimi giorni uscirà il nome della società aggiudicataria. Voci di corridoio - secondo Forza Italia - indicherebbero favorita un’azienda che già detiene la gestione pluriennale delle case popolari del Comune di Roma.