La grandeur francese? È marketing

Caro Granzotto, Le allego un articolo del Bild Zeitung (con traduzione) che non penso essere mai stato ripreso dalla stampa italiana.
Bruxelles

Poco male, caro Rossetto: grazie a lei lo riprendiamo noi (anche se qualcosa s’è già detto). Titolo: «Sarkozy vive come Dio in Francia». Testo: «Nei 300 metri quadrati degli appartamenti privati dell’Eliseo i fiori devono essere sempre freschi. Costo: 280mila euro l’anno. Per i suoi spostamenti privati il presidente Sarkozy viaggia su aerei vuoti, anche se è solo o se deve tornare a Parigi d’urgenza. Le President beneficia di 61 auto di servizio, 2 Airbus e 6 Falcon Jet (il più recente, costo 60 milioni di euro, è stato battezzato “Carla”, nome della sua terza moglie). Prestano servizio all’Eliseo circa mille impiegati, due volte quelli in carica a Buckingham Palace, 44 autisti e 87 addetti alle cucine. I cuochi possono servirsi liberamente dei vini conservati nelle cantine dell’Eliseo. Il pranzo è servito da un lacchè e Carla e Nicolas possono sedersi a tavola a qualsiasi ora perché le cucine sono in funzione permanentemente. Solo di vini e champagne l’Eliseo paga un conto di un milione di euro». E a questo, ancorché il Bild Zeitung sia «autorevole», non ci credo. Vabbè che in euro costa tutto il doppio, ma due miliardi di lire in bottiglie, fossero anche tutte d’annata, fossero anche tutte Chateaux, mi par troppo. Conclude il Bild Zeitung: «Orripilazione? Proteste? Macché. In Francia è un punto d’onore che il capo di Stato rappresenti fisicamente la fama della nazione in fatto di savoire vivre. Sarkozy è il successore del Re Sole e deve vivere esattamente come lui. Insieme alla sua Madame Pompadour». Sono d’accordo. Ci mancherebbe altro che il presidente della transalpina repubblica risiedesse in una villetta a schiera con angolo cucina. E poi, a ben vedere, 300 metri quadrati dell’alloggio all’Eliseo non sono tutto questo granché. Grazie a Berlusconi, che se non era per lui Gianfranco Fini stava fresco, stava ancora nell’ufficietto di via della Scrofa, il presidente della Camera alloggia in un (sontuosissimo) appartamento grande il doppio e come lacchè, autisti, cucinieri e personale pronto a servirlo non è che possa lamentarsi (e non lo si può nemmeno considerare un successore del Re Sole, ma al massimo d’un Costanzo Ciano).
Poca roba anche il parco aereo, che per giunta è a disposizione di tutte le cariche istituzionali. E poi a Sarkò manca un Air Force One, l’unico degno di un Re Sole del XXI secolo (chissà se qualcuno ricorda l’ipocrita manfrina di Pertini il quale, appena eletto capo dello Stato, per dimostrare quanto fosse alla mano volle andare nella sua Genova a bordo di un aereo di linea, un Caravelle mi par di ricordare. I servizi di sicurezza dovettero acquistare i biglietti per tutti i sessanta posti disponibili, che poi occuparono facendo finta d’essere comuni passeggeri. Quel viaggetto «democratico» costò il quadruplo di quanto si sarebbe speso utilizzando un aereo della flotta di Stato). Per venire poi alla cucina, lo stuolo di cuochi e sguatteri è tutta scena per épater le bourgeois, per lasciare a bocca aperta gli ospiti, che magari Sarkozy è pure a dieta (Carlà di sicuro. Forse, addirittura, vegetariana e astemia. Mi sa). Ebbi il privilegio, quand’ero corrispondente da Parigi, di sedere al desco di monsieur le president Giscard d’Estaing. Lui piluccò, io m’abboffai d’ogni sopraffino ben di Dio innaffiato da alcuni bicchieri di Petrus, un bordeaux che ai comuni mortali credo mettano 300 euro la bottiglia. Fu lì, caro Rossetto, a tavola, che mi si parò d’innanzi tutta la grandeur della Francia, mica guardando la Tour Eiffel. Insomma, tutto l’ambaradan dell’Eliseo è marketing, è promozione, in casa e all’estero, della «francesità» e del suo prestigio. Non so se si possa dire la stessa cosa per il Quirinale, che ci costa più dell’Eliseo, ma dove se togli i corazzieri, che per via della statura Sarkozy non ci invidia certo, nulla v’è di glamour (e per fortuna che c’è il Cavaliere nostro che quando si tratta di sfarzose messinscena patriottiche, vedi G8 all’Aquila o il summit di Caprera, li batte tutti).