La grandeur di Sarkò riconquista la Francia

Ride, Sarkozy. Gongola quando saluta la folla, in visita all’università di Strasburgo. Stringe mani, si fa applaudire dagli operai e dagli studenti. Sorride, anche se la circostanza è seria, dopo la commemorazione della morte di De Gaulle, perché lo aspettano gli autografi, i flash, una mamma che si fa firmare la foto del suo bambino. Sarkozy ride perché ora non è solo lui a sentirsi popolare: i sondaggi dicono che lo è davvero, la risalita è cominciata. Hollande non lo straccia più. Secondo Csa, in un mese ha guadagnato otto punti sul rivale socialista: la sua popolarità è passata dal 32 per cento al 40; e se è vero che il 56 per cento dei francesi ancora non gli dà fiducia, è una percentuale inferiore di nove punti rispetto a ottobre. E anche le stime peggiori danno Sarkozy in risalita di almeno cinque punti su Hollande, che invece ne perde altrettanti (ha comunque la fiducia del 51 per cento).
In un mese, Sarkozy ha fatto un balzo come mai nel corso del suo mandato. Come è riuscito il presidente a trasformare un picco negativo di popolarità, sommato agli scandali (i presunti finanziamenti occulti del caso Bettencourt, i misteri dell’affaire Karachi, le accuse di spionaggio nei confronti dei giornalisti scomodi), alla crisi economica e alla «pressione» di Juppè (secondo un sondaggio del 4 ottobre scorso, il 57 per cento dei francesi avrebbe preferito il ministro degli Esteri come candidato della destra) in una rimonta improvvisa, a sei mesi dalle elezioni? La prima risposta è semplice: ci si è applicato con tutte le sue forze. Gli stessi socialisti hanno accusato Sarkò di avere «drammatizzato» la crisi greca per sfruttare la situazione, perché dopo il vertice di Bruxelles di fine ottobre il presidente è andato in tv a ostentare il successo: «Senza l’accordo ci sarebbe stata una catastrofe, non solo in Europa ma nel mondo intero» ha proclamato le Président a reti unificate. Ma poi c’è stato soprattutto il palcoscenico del G20. Sarkozy l’esperto di potere e relazioni internazionali, l’uomo forte per gestire il momento difficile, contrapposto a Hollande che non ha mai governato, e di cui la stessa ex moglie Ségolène Royal si è lasciata scappare che «il suo punto debole è l’inazione». Sarkò che va europeisticamente a braccetto con Angela Merkel, che si accosta solo alla Germania solida, nume tutelare delle triple A di Francia (anche se la stabilità ha un prezzo: il governo ha appena presentato un piano di austerity da 19 miliardi di euro, non si sa che cosa ne pensino i sondaggiati), il destino dell’euro è in mano a quattro mani e due sono le sue; Sarkò che trova spalla in Obama, interviste insieme, liberté égalité fraternité, ma poi pure tanta confidenza da spettegolare, e finire in gaffe, ma di quelle che ai francesi sono piaciute di sicuro: «Netanyahu è un bugiardo, non posso più vederlo», mentre «Papandreou è un pazzo, un depresso».
Insomma questo è il palco di Sarkò, la rivincita del superpresidente, ma quale presidente normale Hollande, uno che pensa ai guai coi Verdi, per non parlare della Libia e dello scalpo del Colonnello da esibire. Un ottobre d’oro, altro che se ride Sarkozy. Che poi sua moglie, Carlà, ha da poco confessato di sperare che il marito si ricandidi all’Eliseo. Era appena dopo il parto. Già perché in questo ottobre d’oro Sarkozy è anche diventato papà della piccola Giulia, ma i sondaggi l’avevano detto, sicuri: non gli avrebbe mica giovato, un bebè in campagna elettorale.