Grandi abbuffate e sensi di colpa: siamo tutti uguali

Ha ragione il professor Gabriele Mandel Khân quando nel suo messaggio spirituale (vedi in alto) invoca alla moderazione nel cibo in occasione delle feste, Natale e Capodanno inclusi. Ma basta guardarsi intorno per capire che la tendenza è esattamente all’opposto, sia per i milanesi sia per gli stranieri che vivono in città. Tutti lamentano pranzi (e prezzi) esagerati, ma poi corrono trafelati a comperarsi le leccornie più prelibate, si abbuffano per poi pentirsi di aver tradito i buoni propositi e non aver dato la priorità alla valenza spirituale della ricorrenza. Il risultato delle stramangiate lo si vede diffusamente scolpito negli sguardi colpevoli del «poi», nelle espressioni rintronate dagli eccessi e dagli stomaci debordanti. Ma il Natale e i giorni che seguono sono in fondo una festa per tutti, anche in quelle parti di mondo dove la tradizione non ha radici secolari ma che rappresenta pur sempre un’occasione di convivialità e condivisione. Niente sensi di colpa dunque, rassicurano gli esperti, il rito in fondo è una forma sociale in cui entriamo per vivere qualcosa di particolare, un istante privilegiato che deve includere anche tutti coloro che normalmente non hanno il necessario per sopravvivere. Tant’è che anche le persone meno abbienti in queste occasioni fanno un’eccezione, sostenuti (o sovvenzionati) da volontari, religiosi e gente di buon cuore. Come gli africani cattolici che vivono a Milano, ci ha raccontato Padre Muamba di cui qui a fianco vi raccontiamo la storia, che per Natale fanno arrivare alcuni ingredienti speciali direttamente dall’Africa. «Ma è un’una tantum - precisa il Padre - che va vissuta come tale e soprattutto con partecipazione e gioia».
Non eccedere dunque, ma senza lesinare, ricordando che le feste - insieme ai regali e ai pranzi pantagruelici - non dovrebbero essere l’alibi per cercare di rinfrancare affetti traballanti, altrimenti trascurati per tutto il resto dell’anno.