Le grandi e le piccole storie fermate dall’obiettivo di Leoni

Dalle Br all’alluvione, dai Vip a Portofino alla vita di tutti i giorni, duecento istantanee per una mostra

Dalla Callas al Carlo Felice allo scrittore Ernest Hemingway sul transatlantico fermo in porto a Genova, da Soraya a Walt Disney a Ezra Pound e Marlon Brando a Elisabetta II a Grace Kelly a Harry Truman a Paola Liegi del Belgio, Ava Gardner, Humprey Bogart, John Wayne a Portofino e tanti altri. Tutti i vip che passarono, nell'ultimo mezzo secolo, sotto la Lanterna e in Riviera li aveva fotografati. Francesco Leoni, scomparso nel 2000, aveva cominciato a lavorare per i giornali nel 1937 e aveva immortalato anni di cronaca. Dalle partenze dei soldati del Fascio, con i caschi coloniali, per la Libia, ai moti di piazza del 1960 contro il governo Tambroni, agli omicidi delle Brigate Rosse negli anni Settanta.
Una raccolta, soltanto parziale del suo immenso archivio in piazza della Vittoria, di duecento fotografie, è stata presentata ieri mattina dalla Carige nella sede del palazzo della Borsa in via XX Settembre. La mostra «Istantanee per una storia. Francesco Leoni e il fotogiornalismo» è aperta al pubblico fino al 18 aprile dalle 10 alle 18.30. Tra le foto spicca quella del primo omicidio Br a Genova, quello di Alessandro Floris, immortalato mentre in via Lanfranconi, nel marzo 1971, poco prima di essere ammazzato a pistolettate, viene trascinato sull'asfalto. Una foto, come ricorda anche il figlio Andrea Leoni, che papà Francesco comprò da un fotografo dilettante, un certo Galletta. Uno, che dalla sua finestra stava scattando per caso delle immagini intorno ai palazzi dietro il liceo D'Oria. Quella istantanea, rarissima e ricercatissima, venne venduta a Leoni perché lui era il fotoreporter e sapeva che farne. Quindi a tutti i giornali e televisioni del mondo, ma lui volle che il ricavato, una bella sommetta, venisse consegnato alla famiglia di Floris in segno di solidarietà e rispetto. Ecco. Era fatto così. Altro che i vari Corona e Mora che siedono nelle poltrone del Costanzo Show. Lui in televisione non ci sarebbe andato volentieri. Gli piaceva stare in piazza e per le strade, mica nei salotti.
Più che un paparazzo era un vero fotoreporter e un gentiluomo. Come nel caso dell'immagine di nudo scattata a Gino Paoli mentre, a sua volta, fotografava nuda Ornella Vanoni. Un'istantanea quasi rubata, anche se scattata con il consenso del cantautore genovese. Forse, però, Leoni si sentiva in colpa e, dopo averla stampata, la mise in un cassetto senza consegnarla ai giornali e alle riviste scandalistiche. Quell'immagine c'è ancora, negativo compreso, ma non è esposta al palazzo della Borsa. È rimasta, come voleva lui, nel cassetto e la chiave ce l'hanno soltanto i figli Andrea e Paola.
Le altre foto degli anni di piombo, a fianco di quella di Floris, sono quelle che ritraggono la mamma di Sergio Gadolla, nell'ottobre 1970, protagonista del primo sequestro delle Br della colonna XII Ottobre, di Guido Rossa, il sindacalista Cgil assassinato dai terroristi nella sua auto nel 1979, di Francesco Coco, il procuratore generale del Tribunale di Genova, e degli agenti della sua scorta, crivellato da colpi di pistola nel 1976, su ordine del nuovo capo Br Mario Moretti.
«È la prima volta - spiegano i fratelli Andrea e Paola Leoni - che una raccolta, seppur parziale, del grande archivio di nostro padre viene esposta al pubblico. È un grande viaggio nel Novecento genovese. È la cronaca di eventi grandi e minuti, dal giorno della Liberazione o delle lotte operaie, agli anni bui del terrorismo, all'andirivieni di ministri, capi di Stato, principesse, re e divi del cinema. Ma sono anche immagini che spalancano per ciascuno la memoria di una strada o di una piazza. Le pollerie degli animali e delle piume, dei venditori ambulanti con le bilance, delle grandi opere come la Pedemontana e i lavori in porto. Fotografava tutti con grande rispetto, potenti e gente comune. Nascevano rapporti sinceri come quello col sindaco Adamoli o con Angiulin Costa, mitico capo della mobile, il Maigret genovese. Andavano a caccia insieme, ma uno sparava, l'altro fotografava. Dalla nera alla rosa. Al matrimonio di Grace Kelly e Ranieri di Monaco nostro padre si era seduto sul cilindro del duca di Windsor che poi gli diede un passaggio alla stazione per portare i negativi».
Nello studio, pardon, nello scagno, di Leoni spesso andava Gilberto Govi e si sprecavano le battute in genovese. Il cardinale Giuseppe Siri lo chiamava Franceschino e lo salutava con un buffetto sulla guancia anche quando ormai era un uomo fatto. Nel suo primo scagno, nei carruggi intorno a Porta Soprana, mancava l'acqua corrente che, decine di anni fa, era indispensabile per il lavaggio delle fotografie. Quando aveva sviluppato le foto le andava a lavare con l'acqua della vasca di De Ferrari o delle fontanelle, poi le riportava su, le metteva sulla piastra, le lasciava asciugare e le portava ai giornali. Quando i giornali erano lontani le spediva cone le ferrovie, ma le affidava personalmente al capotreno. Poi, con l'avvento delle telefoto, andava alle Poste. Quindi con l'informatica si faceva aiutare dai figli. Qualche volta parlava con i giovani colleghi di sottoclichè. Qualcuno capiva, altri arricciavano le sopracciglia. E lui, col sorriso e quel genovese stretto, raccontava di come si faceva una volta il giornale. Col piombo e col sudore.