Grandi famiglie, Agnelli: l’ascesa di John Elkann tra i principi dell’industria

Domani al nipote dell’Avvocato affidata la presidenza di Exor
Svolta generazionale per la dinastia. Il futuro nelle "casseforti". Al via
la fusione Ifi-Ifil. Il ruolo
dei giovani manager
dal cognome &quot;pesante&quot;<br />

Il «core business» della galassia Agnelli si chiamerà sempre Fiat e, di riflesso, tutte le altre realtà collegate, tra cui Ferrari,Maserati, Iveco, Cnh e Magneti Marelli. «Su questo nonci sono dubbi », ha confermato recentemente in un’intervista al Giornale Maria Sole Agnelli, sorella dell’Avvocato, con il 12,80% seconda azionista nella famiglia torinese. La stessa famiglia che, da domani, si avvicinerà ulteriormente al Lingotto una volta concluso il processo di semplificazione della struttura societaria: dalla fusione Ifi- Ifil, che sarà deliberata dalle assemblee delle due holding, nascerà infatti la nuova Exor, con sede a Torino e uffici a Hong Kong e negli Stati Uniti.

Per gli Agnelli si apre, di fatto,un nuovo capitolo che coincide con il definitivo passaggio di consegne dell’impero industriale-finanziario alla nuova generazione della famiglia. A John Elkann, nipote di Gianni Agnelli, che pure fonderà le due recenti presidenze di Ifil e Ifi in quella di Exor, è dunque affidato il destinodi guidare la galassia che controlla prima di tutto il gruppo Fiat. Ricevuti i galloni di generale da Gianluigi Gabetti, che resta al vertice dell’accomandita Giovanni Agnelli&C, il figlio di Margherita Agnelli e Alan Elkann ha cominciato all’età di 21 anni a studiare da numero uno. Scomparso il cugino Giovanni Alberto, il nonno aveva individuato nel giovane Jaki il futuro condottiero della galassia. E ora, che di anni ne ha 32 anni ed è papà di due bambini, avuti da Lavinia Borromeo, per ilpresidente di Exor, vicepresidente della Fiat e designato la scorsa primavera anche al vertice dell’accomandita Giovanni Agnelli &C,si delinea un futuro nello storico palazzo di corso Matteotti. I

In proposito Elkann non ha mai fatto mistero di legare il suo lavoro soprattutto a monte del Lingotto. «Il mio futuro non è in Fiat»,ha detto in più occasioni, lanciando un segnale importante verso la continuità in vista del rinnovo del consiglio di Fiat Group in programma nel 2009. Jaki, comunque, passando in rassegna le grandi famiglie legate all’industria automobilistica (i Ford, i Quandt, i Toyoda, i Peugeot e i Piëch-Porsche) è in questo momento il giovane più rappresentativo e con più potere.

In Germania la famiglia Quandt, proprietaria con oltre il 40% della Bmw e a capo di altre attività extra-auto, si limita a seguire da lontano l’operato del management bavarese, intervenendo solo nei momenti critici. Stefan e Susanne, figli di Johanna e Herbert Quandt, siedono nel consiglio di sorveglianza. Di loro si sente parlare pochissimo e quando accade è per un fatto di cronaca, come quello (rosa) che ha coinvolto recentemente proprio Susanne. In casa Piëch-Porsche, invece, la tradizione imponeche i rampolli delle due famiglie, come a esempio Daniel Porsche, facciano esperienza fuori dalle aziende (la stessa Porsche e il gruppo Volkswagen) dove eventualmente entrerebbero solo in età matura.

Il nome Peugeot figura nel consiglio di sorveglianza del gruppo Psa Peugeot Citroën, ma sia il presidente Thierry sia il cugino Christian, responsabile della comunicazione, non sono giovanissimi. Oltre l’Atlantico, nel Michigan, i figli di Bill Ford, discendente di Henry, non avrebbero ruoli di peso nel gruppo. È infatti un’altra Ford, Elena, figlia di Edsel, cugina di Bill, ad aspirare a ruoli importanti a Dearborn. Così almeno leggiamo in un’intervista apparsa alcuni anni fa su Newsweek. Il padre, di cui però non porta il cognome, è l’armatore greco Stavros Niarchos. Un’ascesa rapida, invece, potrebbe riguardare Akio Toyoda, nipote del fondatore della Toyota, che siede nel board del colosso giapponese.