Grandi manovre su Bpm Crédit Suisse a quota 5%

da Milano

Crédit Suisse raddoppia mettendo in cassaforte poco più del 5% di Banca Popolare di Milano. Un investimento importante con cui il gruppo elvetico ha affiancato i francesi del Crédit Mutuel tra i grandi soci di Piazza Meda. La mossa, che segue di poche settimane la decisione di Bipiemme di uscire dal fallito matrimonio con Bper affidando a uno specifico «comitato strategico» il compito di valutare il proprio destino, è stata bene accolta in Piazza Affari. Dove il titolo, malgrado le vendite sul settore innescate dalla crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti, ha guadagnato lo 0,66% a 10,06 euro tra scambi intensi. A dire il vero non è chiaro né se Bankitalia abbia concesso il placet allo sfondamento della soglia del 5%, né quali siano le reali intenzioni del Crédit Suisse che si è rifiutata di fornire chiarimenti. In base alle prime interpretazioni non si tratterebbe di una partecipazione strategica, ma a uno sguardo più attento l’investimento degli svizzeri potrebbe divenire la chiave per aprire una nuova porta di sviluppo per la Milano. I segnali iniziano da quella parte dei sindacati interni a Bipiemme che sono tornati ad accarezzare l’idea di creare un asse con Unipol. Ogni decisione è nelle mani del presidente Roberto Mazzotta e del comitato strategico, ma un avvicinamento a Bologna sembra compatibile anche con le direttrici dell’operazione firmata dal Crédit Suisse lo scorso 3 agosto: la gran parte della quota (5,073%) è in mano a Crédit Suisse Securities Europe.
Pur senza mai riceverne un’investitura formale, secondo quanto ha potuto ricostruire il Giornale, nei mesi scorsi il colosso elvetico aveva infatti affiancato il gruppo assicurativo di via Stalingrado per coronare le ambizioni di rafforzamento nel settore del credito che le cooperative azioniste avevano affidato all’amministratore delegato Carlo Salvatori. L’alleanza è resa complessa dalla diversa struttura di Milano e Bologna ma secondo l’idea originaria, il trait d’union potrebbe essere la Banca di Legnano. La controllata Bpm che concentra i propri sportelli in Lombardia e che potrebbe diventare sinergica per Unipol Banca. Senza considerare che avvicinandosi alla Milano Salvatori potrebbe raggiungere una grande alleanza bancassicurativa.
L’approccio sarebbe quindi quello di un accordo «a geometria variabile», obiettivo che non appare distante neppure dai desiderata di quella fronda trasversale ai sindacati Bpm che pochi mesi fa ha indotto Mazzotta a cancellare l’asse con Popolare Emilia Romagna malgrado il matrimonio fosse già stato accettato dai due consigli di amministrazione. Il risultato è stata una profonda frattura all’interno del gruppo creditizio fino a provocare uno scisma nella Fabi: la sigla più rappresentativa del gruppo, dove i sindacati continuano a esprimere 16 dei 20 consiglieri tramite l’Associazione degli Amici.