Grandi manovre su Marzotto La Borsa crede in un riassetto

Chiusa la battaglia per Zignago, restano le divisioni nella famiglia di Valdagno

Laura Verlicchi

da Milano

Grandi manovre su Marzotto: è la scommessa del mercato che, dopo la conclusione della battaglia per il controllo di Zignago, si aspetta che lo scontro interno alla famiglia di Valdagno si sposti sul terreno del gruppo tessile. Il titolo è stato così protagonista di un vero e proprio rally, chiudendo la giornata a Piazza Affari - dopo una sospensione per eccesso di rialzo - con una crescita del 12,51% a quota 2,85 euro, e scambi che hanno interessato 2,6 milioni di pezzi passati di mano, pari al 3,8% del capitale ordinario.
Decisamente più calmo il titolo Zignago, in lieve calo dello 0,52% a 18,54 euro, allineato quindi al prezzo (18,6 euro per azione) dell’unica opa rimasta in pista - lanciata dai nipoti di Pietro Marzotto - dopo l’uscita di scena della cordata formata dall’altra parte della famiglia e capeggiata da Antonio Favrin, presidente di Zignago e Marzotto.
E proprio Favrin Gaetano Marzotto - capo della cordata avversaria - ha voluto elogiare pubblicamente per gli «straordinari» risultati raggiunti in entrambe le società, quasi a dissipare le indiscrezioni che vogliono il presidente sconfitto prossimo alle dimissioni. «L'azienda va bene, il management ha la nostra fiducia: Zignago ha dirigenti operativi molto capaci», ha detto Gaetano Marzotto.
Quanto al gruppo di Valdagno, appena uscito dalla scissione fra moda e tessile che ha portato alla quotazione di Valentino, «bisogna adesso misurarci sulle strategie future e vedere le intenzioni di tutti gli azionisti: noi abbiamo un’ottica di medio periodo, forse ci sono altri soci più finanziari, che hanno un’ottica più di breve termine», ha detto l’imprenditore, azionista di Marzotto e di Valentino con il 3,7 per cento.
È anche probabile, secondo Gaetano Marzotto, la costituzione di un nuovo patto di sindacato, dopo che a febbraio è scaduto quello che controllava il 27% del capitale, di cui lui stesso faceva parte, insieme ai fratelli Luca, Nicolò e Stefano, ai cugini Donà dalle Rose e alla famiglia di Umberto Marzotto.
In attesa di questi nuovi sviluppi - che potrebbero anche, secondo ricorrenti indiscrezioni, includere l’ingresso di un nuovo socio nell’azionariato - resta la corsa del titolo che, nelle sale operative, è giudicata difficilmente spiegabile. Le azioni dell'azienda tessile erano letteralmente precipitate nei giorni successivi alla scissione del polo fashion con Valentino, le cui quotazioni, per contro, erano schizzate. Il mercato temeva infatti che fossero rimaste nella «vecchia» Marzotto le attività meno redditizie: il titolo ha così perso oltre il 6% dal primo di luglio, giorno della scissione, al 7 luglio.
Ma da quella data le azioni Marzotto hanno iniziato a inanellare un rialzo dopo l'altro, mettendo a segno complessivamente un guadagno del 22% e superando i valori pre-scissione. A questo punto le quotazioni sembrano dar ragione al presidente Favrin: «Marzotto sarà una piacevole sorpresa - aveva avvertito -. Chi ha venduto nei giorni scorsi si ricrederà».